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Sergio Scariolo e Paolo Galbiati, duello italiano in finale di Copa del Rey

Ci avevamo pensato, ci abbiamo creduto, forse follemente, abbiamo visto svanire la possibilità più gettonata prima che i 20 secondi più folli della storia di Copa del Rey riconsegnassero il Real alla finale, abbiamo temuto che il Baskonia fosse ormai a corto di energie sul -10, non facendo i conti con l'immenso cuore basco.

E' tutto vero e lo scriviamo con orgoglio nemmeno malcelato: la finale di Copa del Rey 2026 vedrà sulle due panchine allenatori italiani. Un simbolo del gioco come Sergio Scariolo, che da queste parti è già leggenda, uno dei maggiori esponenti della “new wave” italiana come Paolo Galbiati, sebbene poi non sia così nuovo visto che è già stato due volte re di coppa in Italia e con squadre mai e poi mai favore come Torino e Trento. 

E' Copa del Rey, ma per oggi chiamiamola “Copa" Italia.

Copa del Rey, il trofeo

Il disastro di Pedro Martinez, Valencia “salva” il Real di Hezonja

E sono proprio quegli ultimi 20 secondi a raccontare una giornata storica per la Copa.

Valencia aveva la partita in mano da tempo, da quel 99-89 con 4'20" da giocare quando Kameron Taylor ha sbagliato una tripla in transizione che poteva essere gestita meglio, a posteriori il primo segnale di pericolo, per arrivare poi al +5 che era sostanziale garanzia di successo.

Hezonja, per una volta veramente “SuperMario”, aveva altre idee. Tripla del -2 con 16" da giocare, timeout #taronja. 
Incredibilmente la scelta della panchina girata da Pedro Martinez è di rimettere dal fondo per avere 24" che non avrebbe mai comunque avuto, visto che sarebbe arrivato il fallo di Madrid più che ovvio. 

La rimessa la fa Montero, sino ad allora immarcabile, ma il più piccolo in campo. Lob folle ed impaurito verso la metà campo, Badio non può controllar, Hezonja intercetta, palla ad Abalde, altra follia della difesa valenciana che si occupa del "close-out" sullo stesso Abalde lasciando completamente libero SuperMario che mette la settima tripla della sua gara eguagliando record storici.

Montero ci riprova, Deck è difensore insuperabile ed i titoli di coda dicono che siamo stati testimoni di uno dei suicidi sportivi più grandi di tutta la storia del gioco.

Difficile aspettarsi un errore simile da un allenatore inesperto, impossibile pensare che lo faccia uno come Pedro Martinez. Sorge spontaneo il chiedersi cosa facciano i membri degli staff, in questi anni tanti, forse troppi ed inutili, se non rappresentano al meglio una situazione simile.

La presenza in zona mista ci toglie la possibilità di fare “la domanda” al Coach, forse più incredibile dell'errore è il fatto che nessuno gliene abbia chiesto conto. Poco vale il tentativo fuorviante del Coach che parla di «sport, si può vincere o perdere, è inutile ritornare si quanto successo, oramai è il passato».

Spiace per un maestro del gioco, ma le malelingue locali ci mettono poco a ricordare le tante gare decisive perse dalle sue squadre in una storia di pallacanestro esteticamente eccellente.

Il cuore Baskonia ed un Barça che Xavi Pascual deve ripensare

La W contro Murcia aveva illuso i catalani ma il conto, salato, è arrivato a stretto giro di posta con firma basca.

Un roster esperto e talentuoso ma troppo avanti con l'età è completamente sparito di fronte alla voglia matta dei rivali, semplicemente perfetti in difesa.

«Sono vittorie che fanno bene al cuore agli allenatori, sono felice» ripete più volte Paolo Galbiati in sala stampa.

Il Baskonia pareva finito prima che Matteo Spagnolo mettesse due punti in penetrazione seguito da due liberi: non si molla è il messaggio e tutta la squadra reagisce e la porta a casa.

La stoppata su Toko di Mamadi Diakite a due mani in stile muro pallavolistico è la giocata dell'anno, ma spettacolarità a parte c'è lo zampino di Coach Galbiati: se il guineano non è impiegato sul post basso può arrivare in aiuto a stoppare chiunque. Quanti tiri del Barça hanno cambiato la parabola a causa della sua presenza? Straordinario.

Ci sono almeno una mezza dozzina di dettagli che condannano i blaugrana, troppi per essere casualità. Xavi in sala stampa ne elenca un paio, ma la sua faccia dice che c'è troppo da cambiare e che oggi questo può essere solo parzialmente il suo Barça. Cambierà tanto, forse tutto.

Campazzo e Kurucs presentano la finale di Copa del Rey

Facu, sorrisi di tensione. Rodi, miracolo di serenità

Sgombriamo il campo da ogni equivoco possibile:  il Real è favorito e non di poco, come peraltro lo sarebbe stato contro qualsiasi altra rivale. Però la Copa è la Copa, qui come in tutti i paesi, la manifestazione con le maggiori sorprese in assoluto.

Facu Campazzo e Rodions Kurucs sono i due che presentano la finale, ovviamente senza toccare il trofeo. L'ultima volta che successe fu Pesic a farlo, nella bolla di Valencia, ed a vincere fu proprio il Baskonia.

Madrid arriva da tre finali secche perse, è evidente come il volto del Facu sia un misto di concentrazione e tensione, mentre Rodi è disteso come nella sua settimana miracolo. Lunedì e martedì non camminava, mercoledì lo faceva con le stampelle…

Che gara attendersi? Andando oltre le parole di circostanza ed i pronostici preconfezionati da 50-50, riconfermiamo che il Real sia molto favorito per la profondità e la qualità del roster. Al Baskonia serve un altro miracolo, dopo quello del recupero di Kurucs. Il popolo basco ci crede e canta un ritornello che qui è ormai famosissimo: “Por la manana cafe, por la tarde ron, Paolo Galbiati hacenos campeon”. Sergio non ha una canzone ma è semplicemente Don Sergio, il più grande.

Che si avveri il sogno di Galbiati o che si aggiunga un capitolo alla leggenda di Scariolo, noi lo riconfermiamo: ci godiamo la “Copa” Italia.

 

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