Esclusiva Eurodevotion e Area 52 | Paolo Galbiati dopo il trionfo in Copa del Rey
Le parole di Paolo Galbiati in esclusiva per Eurodevotion ed Area 52 tra il parquet del trionfo e la puntata di lunedì pomeriggio.
Il trionfo del Baskonia in Copa del Rey, a 17 anni da quello targato Dusko Ivanovic, ha la firma di Paolo Galbiati ed è già storia per il club di Vitoria. Difficilmente ci è capitato di registrare una tale ondata di entusiasmo in una tifoseria come quella che sta travolgendo il popolo baskonista.
Tra l'altro anche 17 anni fa i baschi segnarono 100 punti in finale, ma Malaga arrivò a quota 98, ribaltando le cifre degli 89 del Real in quest'ultima finale.
Abbiamo avuto il privilegio di raccogliere le parole del Coach italiano come Eurodevotion sul parquet della Roig Arena subito dopo la vittoria sul Real, e poi nel tardo pomeriggio di lunedì, quando Paolo ci ha sorpreso in diretta durante la puntata di Area 52.
Paolo Galbiati ad Eurodevotion: Dopo la vittoria a Gran Canaria ho comunicato a crederci
C'è un momento in cui hai cominciato a crederci?
«Sì, quando abbiamo vinto a Gran Canaria. Le nostre valigie sono arrivate tardissimo mentre la mia, quella di Kurucs e quella della media manager sono arrivate subito quindi siamo stati un'ora, ed era mezzanotte e mezza, sotto le pensiline a parlare. Rodi (Kurucs) diceva che saremmo rirvati qui da “underdog” che nessuno ci avrebbe dato una lira ma che avremmo potuto farcela. Io gli ho detto che sì, concordavo, che potevamo farcela».
Rodi lo ha detto anche stamattina d una giornalista, molto chiaro: noi vinciamo…
«Sì ok, questo è matto… All'inizio ci credevamo non tutti, poi abbiamo convinto anche gli altri».
La partita che ha svoltato la stagione? A Malaga?
«Sì, Malaga. Siamo arrivato là distrutti da un doppio turno di Eurolega, se non sbaglio, con tanti influenzati, eravamo in nove ed abbiamo vinto rimontando da meno 17. Sono cambiate le facce dei giocatori, abbiamo fatto una striscia, continuando a soffrire in Eurolega e di questo ci dispiace».
Cosa manca in Eurolega? Qualche giocatore in più?
«Sì ma soprattutto manca il lavoro alle spalle. Ho fatto una preseason che è stata la peggiore della mia vita. Non ci sono colpe, giocatori arrivati in ritardo, infortuni, l'Europeo che non finiva… Abbiamo lavorato in 7 con 7 ragazzini di 16 anni, bravissimi ma che restano piccoli».
«Abbiamo iniziato la stagione malissimo, ho rischiato di essere cacciato almeno due volte, una credo mi abbiano salvato i giocatori…»
Come dice Bartzokas, che la ha fatto notare a Spanoulis, non sei un grande allenatore finché non vieni licenziato male almeno una volta…
«Sono d'accordo con Spanoulis, se non succede anche meglio…».
E nella notte del trionfo via verso un charter in direzione Vitoria, perché proprio quell'Eurolega non aspetta e giovedì c'è il Valencia, ferito in arrivo al Buesa.

La “carrambata” di Paolo Galbiati ad Area 52: Stanotte non ho dormito, ho avuto i crampi…
Ecco il Re di Coppe in diretta ad Area 52 nel tardo pomeriggio di lunedì.
Hai dormito stanotte?
«No, ho avuto i crampi, non ricordavo come fossero, un dolore dietro le cosce…»
«La birretta è consigliata dai nutrizionisti dopo lo sforzo, io un paio le ho bevute».
«Marza me lo ha detto a giugno che avrei vinto in finale contro il Real, incredibile».
Tre partite completamente diverse: maturità contro Tenerife, saper vincere anche brutto, sporco e cattivo col Barça ed infine trionfo con la mia pallacanestro contro il Real…
«Vero e la grande difficoltà è stata incontrare tre squadre completamente diverse. Abbiamo avuto tempo di preparare bene Tenerife, che era da vincere, con cui avevamo appena giocato e perso male, poi il Barça, con il loro talento ed i lunghi mobili, senza usare Fall e con pochi minuti di Willy perchè non riusciva a starci dietro, infine il Real con quei corpi pazzeschi, enormi, devastanti».
Ieri mattina (domenica) ti ho chiesto cosa avresti fatto contro Madrid e tu mi hai detto “gioco la mia pallacanestro”. L'hai giocata alla Obradovic, il quale mi disse che non si inventa niente in poche ore, che le finali si preparano con il lavoro di tutto l'anno, altrimenti se devi inventarti qualcosa è un segno di debolezza.
«Sabato mattina ho detto a Rodi che erano rimaste le 4 di Eurolega, che eravamo gli “underdog” e lui, scaramantico ha detto che era il nostro momento, brillava…».
Bella la videochiamata con Ellis…
«Sì e poi ho chiamato nella notte Pecchia, che se la sarebbe meritata come Quinn. Lui di notte non dorme come me, ci eravamo parlati anche la notte precedente all'una e mezza . C'erano tanti dei miei, c'era Paul, c'era Hubb, che ha giocato una Final 8 favolosa, sono felice di vederlo giocare come prima dell'infortunio con noi. Ci aveva girato la stagione, il suo come quello di Ellis e l'altro di Niang, maledetti infortuni… Ci saremmo divertiti tutti insieme, però la cosa che mi piace di più è che i ragazzi stanno andando, bello!»
Hubb in semifinale con la Virtus diventa Steph Curry, no?
«Hubb è Steph Curry… Lui pensa di poter segnare da 20 metri, ha la sua coscienza, non la nostra. I suoi tiri li prende».
Ovviamente avevi previsto che Omoruyi con il 9,1% da tre avrebbe fatto 3/5 in finale, vero?
«Dovendo giocare da 5 ad un certo punto ne ha messa una importantissima. Io gli dico “devi bloccare” e lui mi ha guardato sorridendomi. Poi si è aperto, Tavares è rimasto dentro, ha segnato ancora e mi ha guardato come dire "secondo te io devo fare i blocchi?».
«E' un fenomeno di ragazzo, un personaggione. Chiaramente ha sparigliato le carte ma sono cose che capitano. Anche Feliz non è un tiratore mondiale ma ha sempre fatto canestro».
Voi fate 7/24 da tre e 6 di quelle triple arrivano dai lunghi, Diakite e Omoruyi…
«Ancora con questa storia dei lunghi… Sono i giocatori del 2026… Omoruyi che ruolo è? Quando lo abbiamo preso leggevo che si parlava di un altro pivot nano, di un altro 4 e mezzo… Non è così è un playmaker che gioca marcato da altri giocatori».
A “Gino” (ndr Nickname di Omoruyi) piace poi tanto dare la palla a chi taglia in backdoor, quasi troppo, no?
«Ecco, troppo…»
Ci sono tre immagini che restano nella storia di questo gioco: le due stoppate di Diakite, su Toko in semifinale e su Tavares in finale, poi la schiacciata di Forrest di sinistro posterizzando lo stesso Tavares. Tra dieci anni uno che ama il gioco ne parla ancora…
«Sì, ma la stoppata a due mani su Toko per vincere la partita è impressionante. Come la schiacciata di Trent, poi ieri quale delle 5 stoppate fatte da Diakite? Perchè di fianco a Tavares è la matrioska, non quella piccola piccola ma la seconda».
Avete tirato una percentuale favolosa da due andando al ferro senza la minina paura e proteggendovi al meglio, poi la gara di Forrest, ad un rimbalzo dalla tripla doppia ed a tre falli subiti dalla quadrupla doppia: ma che partita ha fatto?
«Pazzesca, ma lo abbiamo rimproverato, poteva prendere un rimbalzo in più…».
Tra tre giorni è un casino con Valencia in casa. Tutti a festeggiare…
«Nel dubbio domani (martedì) ci alleniamo. Loro avranno fatto allenamento anche oggi conoscendo i racconti su Pedro Martinez. Noi ci muoveremo anche se le gambe saranno pesanti perchè abbiamo tirato un po' il collo ad alcuni avendo rotazioni limitate dai regolamenti nelle competizioni nazionali».
Come ci si sente ad essere diventato un capo popolo, chiedono gli ascoltatori?
«Bello, sinceramente bello, non vincevano da tanto e quando lo hanno fatto in Liga nel 2020 non hanno potuto festeggiare perchè c'era il Covid. La Copa del Rey è una cosa diversa, un evento, una festa. Ho incontrato tifosi di Breogan, Lleida, Gran Canaria… Vivono l'evento alla grande. Ho fatto tante foto coi miei tifosi ma di più con quelli di altre squadre, è impressionante. La prima persona che ho incontrato qui ad agosto mi ha detto che dovevamo andare alla Copa. Evento organizzato in modo strepitoso, un'arena fotonica, roba da alta NBA».
Ora guastatore in Eurolega e poi, con la salute, arrivare al finale di stagione al meglio con il boost di questo successo. La ciliegina è che avete messo in fila Barça e Real…
«Livello alto, veramente alto».
Sei 2-1 con il Real in stagione, i tuoi tifosi non hanno paura di arrivare quarti in Liga e trovare i Blancos…
«E' lunga… Chissà quanto avevano bevuto…»
Qui l'intera puntata, l'intervento di Galbiati dopo 1h14'00".
