Chus Bueno nuovo CEO: cosa può portare ad Eurolega?
Dentro le motivazioni della scelta dei club di Eurolega. Chus Bueno nuovo CEO cosa può portare?
Chus Bueno è dal 30 gennaio scorso il nuovo CEO di Euroleague Basketball.
Non è certo una notizia stravolgente dato che nel dopo Bertomeu Eurolega non ha sostanzialmente mai trovato continuità a livello dirigenziale, coi club impegnati a provare a curare il proprio giardinetto piuttosto che ad avere una visone vera e propria, tuttavia la nomina dello spagnolo ci pare di grandissimo rilievo.
Con l'interruzione del rapporto con Paulius Motiejunas Eurolega cambia ancora una volta faccia e lo fa in un momento di importanza storica totale visto quanto sta accadendo, o almeno si sta raccontando, sull'approdo di NBA in Europa.
Chi è Chus Bueno, nuovo CEO di Eurolega
56enne, Chus Bueno ha una trentennale esperienza nel mondo dello sport, segnatamente quello del basket. Da giocatore prima, tra Barça, Valencia ed altri club, da dirigente poi.
La sua carriera fuori dal campo è iniziata con la'Associazione Giocatori spagnola, dopodiché è passato in Federazione (FEB) nel 2006 come direttore esecutivo. Periodo di grandissimi successi per la pallacanestro iberica quello in cui ha lavorato a livello federale, prima di unirsi ad NBA come vice presidente del comparto Europa, Africa e Medio Oriente, nonché direttore di NBA Spagna.
Dopo 12 anni passa a Legends ed in seguito a DAZN, con cui ha sostanzialmente creato la sezione pallacanestro.

Cosa può significare la nomina di Chsu Bueno a CEO di Eurolega
Detto dell'importante carriera dirigenziale di Chus Bueno, ci pare assai evidente che il suo passato con NBA sia fondamentale per comprendere ciò che potrà dare ad Eurolega in questa transizione pressoché epocale.
Il nativo di Barcellona, laureatosi a Valencia, ha ottenuto l'unanimità dei consensi in fase di votazione, cosa da non sottovalutare visto il recente andamento in Eurolega, con diverse decisioni assai contestate e passate a colpi di maggioranze spesso risicatissime anche su temi chiave.
«E' uomo che sa navigare in acque tempestose» ci ha raccontato una fonte iberica che lo conosce da anni, «E' un'evidente mossa per cercare un accordo con NBA» aggiunge un'altra fonte senza esitazione.

Ora, le acque tempestose ci sono, la necessità di capire quale sarà il futuro con l'eventuale approdo di NBA in Europa pure, quindi basta sommare le due cose ed eccoci alla realtà dei fatti.
Dopo mesi, o meglio anni di schermaglie tra NBA ed Eurolega, con FIBA di mezzo con un ruolo che si fatica sempre a comprendere a parte le dichiarazioni di facciata (NDR diffidare sempre di chi parla di bene comune o bene del basket, chi lo sottolinea ha bisogno di raccontarlo, chi in realtà lo fa sta zitto e lavora), è evidente come i club soci di Eurolega oggi ritengano che dopo 40' di battaglia, un sano “overtime” di accordo possa ridisegnare un futuro, perchè no, comune.
Se è vero che quanto voglia fare NBA in Europa ad oggi è solo tanto fumo e ben poco arrosto, mesi a botte di slogan ed annunci “urbi et orbi” che in realtà non dicono nulla, se lo è altrettanto che al momento non si è capito nulla di chi giocherà, dove si giocherà e quali saranno i criteri di accesso a questa fantomatica nuova lega, certamente la cosa più vera di tutti è che una guerra che porti a due competizioni maggiori in Europa è soluzione disastrosa per tutti, sia per NBA che per Eurolega.
Ed allora senza scadere in un “volemmose bene” che virerebbe sulla comicità, è ora di fare ciò che qualcuno ipotizza da tempo, ovvero sedersi seriamente ad un tavolo e provare a rinunciare a qualcosina da entrambe le parti.
Lo ha detto pure David Kahn a TalkBasket.net dall'alto della sua esperienza in NBA come in Eurolega: gli americani non possono venire e qui e stravolgere tutto, così come gli europei devono capire quali siano i punti di forza che funzionano di là da adottare nel vecchio continente. Ecco, appunto, capirsi ed aprirsi, senza imposizioni e senza strategie d'urto che porterebbero solo al male della pallacanestro continentale ed al fallimento dell'operazione NBA.
Perchè Oaka sarà sempre Oaka e l'Old Trafford resterà sempre l'Old Trafford: parallele che non si incontreranno mai ma che possono guardare nella stessa direzione.
Chus Bueno, nel pensiero dei proprietari di Eurolega, è l'uomo per guardare in quella direzione. Scommettiamo che non è per nulla sgradito ad NBA stessa?
