Eurodevotion, 9 anni di Final 4: Oaka 2026 chiude un cerchio
Il nostro sito, che compierà 10 anni il prossimo 16 settembre, nei ricordi di tante favolose esperienze alle Final 4.
Oaka, oggi Telekom Center ma per chi scrive resta e resterà sempre Oaka, vuol dire settima esperienza alle Final 4 in 10 anni di vita di Eurodevotion.
Belgrado 2018, Vitoria 2019, ancora Belgrado 2022, Kaunas 2023, Berlino 2024 ed Abu Dhabi 2025: niente Istanbul 2017, quando eravamo “neonati”, e niente 2021 a Colonia, senza ancora saper bene il perché nonostante tutte le limitazioni del caso alle presenze.
Siamo nati nel 2016, il 16 settembre il primo articolo, ed a 10 anni di distanza l'evento di Oaka chiude un ciclo. Alcune cose cambieranno, meglio dire tante, perchè sopravvivere senza diventare schiavi del clickbaiting in questo settore è pressochè impossibile ma è una logica a cui mai e poi mai ci piegheremo, piuttosto meglio salutare la compagnia.
Ed allora ripercorriamo le nostra avventure alle Final 4 con qualche flash che le hanno caratterizzate.

Belgrado 2018, l'esordio indimenticabile
«Maurizio, mi fai conoscere Obradovic così posso fargli qualche domanda?» Maurizio Gherardini, più che un maestro insieme a Toni Cappellari per chi scrive, accoglie la mia richiesta ed alla “media availability” del Fener lo vedo arrivare col Coach. Ecco, avete in mente il giorno della maturità, quello in cui c'è lo scritto di cui non sapete niente? Gambe tremolanti, cuore a mille, sudori freddi… «Zeljko ti presento Alberto», va Maurizio, «Alberto, ecco Zeljko»… Stretta di mano, se ne vanno tutte le paure, diventa gioia pura, il sogno di ex giovane allenatore davanti ad una vera e propria divinità: tre domande, tutto in italiano grazie a Dio (in inglese, pur masticandolo, non so cosa avrei potuto dire) ed è fatta. La mano non avrei voluto lavarla per i seguenti tre mesi…
Il CSKA perde la semi col Real, sconfitto soprattutto dalle condizioni fisiche di De Colo ed Hines dopo una stagione dominata: Itoudis apprezza il nostro… apprezzamento ma le voci dicono di un suo addio. Faccia di bronzo, il sabato vado diretto da Andrey Vatutin: chissà mai che dica qualcosa. «Mister President, what about the future of the your staff?» Dove ho trovato il coraggio di fare questa domanda diretta? «Siamo tutti in discussione, compresa panchina…» Cazzarola, mi ha risposto, e la cosa diventa virale (quelli fighi dicono così). C'è il video, non si può ritrattare.
Dopo la finale domanda a Zeljko in sala stampa: «10-15' di fesa perfetta poi è saltata? Perchè?». «Me lo chiedo anch'io, è stato il fattore decisivo della finale». Altro centro!
Trionfa Madrid, Causeur è il vero MVP ma siamo nel 2018 AD, che non è Anno Domini ma Anno Doncic, quindi il premio va lui.
Nella notte della domenica, dopo diversi bagordi, leggi birra…, si riparte verso Timisoara, perchè il volo di rientro era da lì dopo una convulsa organizzazione. 3 ore nella campagna tra Belgrado e la Romania, viaggio infernale in strade che di strada hanno ben poco, infinite distese di risaie. Partiti, il buon Antonio Mariani, #myman come nessun altro, dice che guideremo una mezz'ora a testa. Cento metri fuori dalla Stark Arena si addormenta…
Distrutto dal sonno decido di fermarmi un'oretta a dormire e scelgo il piazzale davanti ad una chiesa in un villaggio sperduto al confine tra Serbia e Romania. Antonio si sveglia per un attimo e chiede dove siamo e cosa facciamo: lo informo delle mie intenzioni «Dormo qui in questo parcheggio un'ora e poi si riparte, tanto è zona che mi pare tranquilla».
La sua risposta, nel sonno, è da Oscar: «Anche il padre di Jordan diceva così…».
Sipario. Ritroverò Antonio nel parcheggio dell'aeroporto di Timisoara, dove mi chiederà quanto manca ad arrivare… in aeroporto.
Vitoria 2019, il CSKA e la vodka, tanta vodka
Il compagno di viaggio è Lorenzo Lubrano, uno che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo per il bene di tutti.
Appartamento a 20 km da Vitoria in una specie di fattoria tra mucche, pecore, cavalli ed asini: spettacolo. Oltre alle infinite distese di fragole. Ci ospita Kepa, locale che rimpiange Mike James nella su parlata un po' strascicata. Ogni mattina alle 530 tutti gli animali iniziano ad esprimersi, i cani abbaiano a certificarne la sveglia ed a sollecitare la nostra.
Il Fener ha dominato alla stragrande la stagione ma una sfiga terribile li ha decimati. Rotti Gigi, Sloukas, Kalinic, Vesely e forse ne dimentico qualcuno. L'Efes li fa a pezzi in semifinale dopo un derby concitato più sugli spalti che in campo.
Nik Melli, il giorno dopo, è incazzato nero: «Sai cosa non sopporto di questa sconfitta? Siamo sembrati gente non preparata ed invece ci siamo fatti un mazzo tanto per mesi e poi siamo arrivati qui con tutti infortunati». Chi capisce del gioco lo sa, non preoccuparti campione.
Un impavido giornalista chiede ad Obradovic, dopo la grande, perchè non fossero pronti sul pick and roll dell'Efes? Il più grande non ci sta: «Da dove vieni tu?» «Regno Unito» la risposta. Spettacolo Zeljko: «Ah, terra di basket… Spiegami bene, quindi io non ho preparato la difesa sul pick and roll dell'Efes? Avrei dovuto chiedere a te…». Ma Zoc è un grande ed allora dopo la conferenza chiama a sé il giornalista e lo abbraccia: il più grande, dentro e fuori dal campo.
IL CSKA batte il Real in una semi che è forse la più bella del decennio ed in finale si ripete con l'Efes.
Le lacrime, vere e sincere, di Ergin Ataman fuori dalla sua stampa non le dimenticherò mai: «L'anno prossimo vinciamo noi!» Detto, sarà fatto, anche se con un anno di ritardo causa Covid. Era l'alba del grande Efes, si intuiva.
Finale finita, Itoudis raggiante incarnato nei corridoi del Buesa si fa fotografare con me e Lubrano, ma solo perchè con noi c'è anche la deliziosa Deniz Aksoy.
Ok, è tempo di un ultima birra, dove andiamo? Si gira per il centro e qui il colpo di genio di Lubrano: «Ragazzi, vedo là in fondo la coppa di Eurolega, secondo me è la festa del CSKA, andiamo!».
Grande Lorenzo, due minuti dopo arriva Itoudis che ci invita da entrare: «Mia moglie ha detto basta bere, vi lascio coi ragazzi».
Ecco, avete idea di cosa voglia dire festeggiare con i russi? Uniteci pure un Chacho formato DJ con compilation di categoria ed un Daniel Hackett in formissima con tutti i suoi amici che lo hanno seguito fino qui. Notte lunga, la vodka si beve nelle pinte da birra…
In aeroporto la mattina seguente si vocifera di un Obradovic che ha comprato casse di champagne per i suoi giocatori da portare sul volo di rientrare a dIstanbul. Ma non avevano perso? Certo, ma Zeljko sa il perchè e rispetta lo sforzo dei suoi. Com'era la storia? Il più grande dentro e fuori dal campo? Appunto.
Arrivo a Milano, mi accoglie mia moglie in aeroporto e la prima reazione è chiara: «Puzzi di vodka da far schifo!» «Eh lo so, ma tu hai mai festeggiato un titolo di Eurolega con i giocatori del CSKA, russi e non?».
2020, il Covid…
Sarebbe stato titolo Efes con pochi dubbi ma un maledetta pandemia fa rimandare il tutto.
Colonia 2021, assenti. Perchè?
Ci sono ancora gli strascichi del Covid, è una stagione comunque particolare ed anomala. Arriva il titolo promesso da Ataman, c'è il famoso tiro di Punter che nega una meritata finale alla Milano più forte dell'era Messina, è la consacrazione di Micic e Larkin.
Posti limitatissimi, non c'è accredito. Perchè non si trovi spazio per l'unico sito totalmente dedicato ad Eurolega resta un mistero. Peccato.
Belgrado 2022, il ritorno
Più di mille giorni senza Final 4 sono tanti, troppi.
Rivedere la Stark Arena è come svegliarsi dopo un lungo incubo e stavolta il volo è diretto sulla capitale serba, senza doversi districare negli sterrati rumeni.
Errore in difesa dell'Oly, tripla di Micic ed Efes ancora in finale. Ataman aveva già detto che avrebbe rivinto.
Il Real supera il Barça, la critica è tutta a Jasikevicius, uno che però alle Final 4 ci va sempre da allenatore come da giocatore. Etichette stupide…
E' la finale della famosa decisione di non fare fallo del Real, Laso sotto accusa, ecco il trionfo turco ed è #backtoback, roba che non succede spesso in questa lega.
«Andrea, c'è un bel pub vicino all'arena, visto che tu ci hai allenato?». «Sì, certo, una settantina di metri dall'uscita» la risposta di Coach Trinchieri prima della partenza verso la capitale serba.
Finale terminata, solito rito delle birre di chiusura. «Moshe, sono solo settanta metri e c'è il pub, me lo ha detto il Trinka» confermo sicuro a Moses Barda, giornalista ma soprattutto amico fraterno e pizzaiolo di eccellenza.
Diluvio universale, 2 km a piedi ed il nulla finché non compare un bar. Entriamo dopo svariate imprecazioni contro Trinchieri, sembriamo gente che ha nuotato con Paltrinieri in acque libere e qui arriva la vendetta di Moshe: «Sulle pizze metteteci un po' olio di tartufo, fidatevi».
Ora, perchè un italiano debba fidarsi di un israeliano sulla pizza resta un mistero, tant'è che quell'olio di tartufo mi ha “citofonato” sino al mercoledì.
PS Nei bar serbi si può fumare. OK, non sarà salutare, ma che figata potersi godere un toscanello a tavola!
Kaunas 2023, nel nome di Llull, ma soprattutto di Chus!
La premessa è una serie Playoff come Real-Partizan, quella della rissa, quella delle polemiche e quella delle amnesie.
Sì, perchè se è vero che forse senza rissa il Real non sarebbe andato a Kaunas, nessuno ha mai citato l'infortunio di Tavares in gara1. Coi se e coi ma…
Sullo 0-2 Real ho il privilegio di parlare con Chus Mateo, Coach madrileno nonchè dal punto di vista umano una delle migliori persone mai incontrate nel basket ed oltre. «Alberto, se c'è una squadra che può ribaltare dallo 0-2 casalingo quella è la mia. E' pressochè impossibile ma possiamo farlo». Profetico, ma prima di tutto grande.
Eli John Ndiaye piglia a pallate Nikola Mirotic, il Real batte il Barça e giù critiche a Jasikevicius, ancora una volta. Navarro incontra la stampa e dice cose con ben poco senso sul futuro del Coach e della squadra. I giocatori del Barça sembrano zombie il sabato. Le follie dirigenziali blaugrana che seguiranno sono storia.
L'Oly trita il Monaco con il celeberrimo terzo quarto da 27-2: strapotere #red, favoritissimo anche per le assenze del Real.
Sarà così? Per tutti ma non per il Chaco, memorabile, e per Llull, che riscrive la storia e finisce nel capitolo dedicato solo al suo tiro ed alla “petaktari” di Printezis, uomo Oly…
Edy Tavares in conferenza stampa è chiaro: «Dovete tutti chiede scusa Chus Mateo, se siamo qui è merito suo». Chus si commuove.
Sergi Llull in zona mista dichiara un falsissimo «Credo sia il primo tiro vincente della mia carriera». Sì Sergi, a parte gli altri 50 !
Vezenkov, 29+9, non sa nemmeno dove guardare se non per terra. Campione, comunque. Bartzokas accetta i complimenti per la miglior pallacanestro giocata. C'è rammarico, tanto, in mezzo ad un orgoglio che sente di non aver senso. Ma anche qui, chi ama e rispetta il gioco, sa bene cosa voglia dire tutto ciò.
Le notti del Republic, pub a 500mt dalla splendida Zalgirio Arena sono uniche: basket, basket e basket sino alle 4. Non si può chiedere di più.
L'immagine della Final 4 arriva proprio sul tiro vincente di Llull: tutti esultano, Chus Mateo è compostissimo.
Dopo mesi gli chiederò il perchè di quella manca esultanza: «Non volevo mancare di rispetto a Bartzokas. So che lavoro ha fatto per un anno, per diversi anni, so cosa vuol dire perdere un partita così, oggi tocca a te, domani a me. Non era giusto caricarlo di ulteriore amarezza». Persona enorme, il basket è nulla di fronte a tutto ciò.
PS Lorenzo Lubrano, non accreditato, è venuto lo stesso a Kaunas facendo un lavoro da fuori l'arena senza precedenti. Ti voglio bene Lory.
Berlino 2024, riecco Ergin
Siamo in tre, con Francesco Catalano, grande perdita poi per Eurodevotion, e Lorenzo Lubrano, finalmente di nuovo con noi.
Camera tripla non certo enorme, nel matrimoniale ci mando i giovani: varrà qualcosa essere il direttore o no?
C'è ancora Jasikevicius ma il suo Fener si ferma davanti ad un Pana uscito miracolosamente dalla serie con il Maccabi, la squadra che più di tutti avrebbe meritato di essere qui. Ripartono i ritornelli su Saras che non vince mai.
Inizia a farsi dura anche per Bartzokas, che perde un'altra semi con il Real, dominatore assoluto della stagione. OK, non c'è Vezenkov, ma il mondo #red è in subbuglio con critiche francamente fuori luogo.
La finale è un monologo dei #blancos sino a metà del secondo quarto, tutto scontato quindi? Non ditelo a Kostas Sloukas, che con Jerian Grant, Mathias Lessort e Kendrick Nunn prende per mano i #greens e li porta ad un trionfo che, a solito, Ataman aveva annunciato nella conferenza stampa del sabato: «Non sarà Chus a fare il #backtoback, sarò io a vincere il terzo titolo». Diavolo di un Ergin!
Il sabato notte è serata “libera”. Il grande Emmet Ryan, l'unico irlandese che capisce di basket più di tutta l'Europa messa assieme prenota un locale per cenare. Problemino, è solo un bar. Arriviamo quando lui è già li da un'ora e mezza, ci accoglie dopo la quinta pinta. Sarà così per tre ore, dopodiché urge del cibo.
Localaccio per un kebab, sono le 4 del mattino, le cipolle pesano quindi vuoi non accompagnare con una birra, la numero 8,10 o 12? Qualcuno si arrende e passa alla Coca Cola, io mai: «Emmet, la vuoi una birra?» «Thanks Alberto, let's make two…» A testa, ovviamente.
Ora, Emmet si può dire sia un po' sovrappeso (senti chi parla…) e devo dire che Francesco Catalano si allarma non poco quando le vede in difficoltà con l'ultima birra: tutto ok, era iperventilazione da Final 4, o da ciò che la circonda.
Ergin è sul tetto del mondo cestistico: chi lo ferma più? Impossibile raggiungere la festa del Pana, i tifosi greci accerchiano a migliaia l'hotel, il dopo finale è francamente uno dei più tranquilli di sempre.

Abu Dhabi 2025: Saras, Nik e Maurizio
Il compagno di merende è sempre Moshe, in una camere d'albergo ben lontana da Yas Marina. Detta in poche parole, ho sbagliato la prenotazione perchè qui le distanze sono infinite.
I 44° che accompagnano una camminata di soli 500 mt per andare a recuperare l'accredito spiegano già cosa vivremo fuori dal palazzo. Che è bello dentro, anche se un po' raffazzonate sono le infrastrutture che lo circondano, come l'improvvisata sala stampa.
Greche favorite? Più o meno per tutti… Greche a casa dopo la semifinale? La realtà.
Fener e Monaco giocano due gare perfette e si guadagnano la finale. Melli e Hall, con Guduric, sono clamorosi, ben più di Hayes-Davis-davis che sarà MVP, un po' alla Doncic 2018.
Saras regala inattesa popolarità alla mia cover interista in sala stampa: «Hai la cover dell'Inter? Dovrebbero buttarti fuori da qui, Milano siamo noi…». Cuore rossonero, anche se in realtà più United. E' un Saras diverso, lo si vede da subito, mentre Bartzokas e Vezenkov sono tesissimi, come Nunn ed Ataman, sin dallo show di presentazione del giovedì. Spanoulis osserva.
La finale incorona proprio Saras, con un Melli stratosferico, un Guduric perfetto come Hall ed una squadra che gioca una pallacanestro completa, senza la minima incertezza.
Sempre il Coach del Fener mi regala un apprezzamento molto inatteso in sala stampa: «Alberto era sempre presente a farmi domande anche quando perdevo, merita tutto il nostro credito». Grazie Saras, è una medaglia che conservo con orgoglio.
Abbracciare Nik Melli e Maurizio Gherardini sul parquet del trionfo è una grande emozione nonchè qualcosa di strameritato per chi illumina in vesti diverse il gioco da anni. «Nik, dopo quello che hai passato, che ti hanno (ha) fatto te lo meriti più di tutti». «Non potevo immaginare nulla di più bello» la sua risposta con le lacrime agli occhi.
Ed il"maestro" Maurizio? Il modo migliore di chiudere un'avventura leggendaria.
Chiedo a Devon Hall in zona mista se è stata la sua miglior partita in carriera e se lo rivedrò a Milano. Alla prima risponde un semplice «Non lo so ditelo voi», mentre alla seconda non risponde e sorride. Domanda impertinente in stile “insider”, risposta da furbacchione che guarda avanti, molto. Bastava aspettare un anno…
La conferenza dopo la finale inutile per il terzo posto diventa interessantissima grazie ad Ataman e Bartzokas a ruota libera. Per gli amanti del gioco, andate a risentirvela.
Propio Bartzokas, il sabato dopo la sconfitta, è a pezzi si vede. Lo trovo in un angolo dell'arena: «Georgios, solo se hai voglia…». «Certo, parliamo». Professionista unico oltre ad essere umano interessantissimo che ti lascia sempre qualcosa. Chiacchiero con lui a telefono acceso per qualche minuto, poi un cenno di intesa e lo spengo. La verità, tutta la verità: ma il telefono era spento, non c'è nessuna articolo e mai ci sarà.
A pochi metri di distanza c'è un Dorsey che si chiede perchè lo abbiano porta lì per non giocare, mentre qualche minuto dopo è Milutinov a sganciarci la bomba: «Abbiamo perso perchè i nostri avversai erano più preparati ed hanno uno staff che ha avuto miglior comunicazione coi giocatori». Il mondo #red vacilla.
La fortuna è che sarà l'ultima finale per il terzo posto: l'hanno capita, sostituendola con la fine della Next Gen. Era ora.
La notte dopo il verdetto inizia al solito Pub sotto l'Hilton, l'hotel delle squadre. C'è un Mike James deluso con amici che viene invitato ad andarsene perchè qui all'una della domenica chiude tutto: non è contento, ma se ne va e sale le scale che portano al salone dove sta festeggiando il Fener. Si unisce agli amici come Baldwin, Saras etc: è accolto con tutto il rispetto che si deve ai grandi.
Dopo qualche (insomma…) birra il bar chiude: «Spiace signori, possiamo servire solo che ha la camera in hotel» mi dice il barista. Sono in piedi, esterrefatto, di fianco a Dyshawn Pierre, ed ecco il lampo di genio…
«OK, ma io sono l'allenatore del Fener, ho appena vinto l'Eurolega ed ho la camera qui: puoi darmi 8 (?) birre?». «Certo signore» la risposta. Dyshawn Pierre assiste alla scena un po' distratto ma un giorno mi piacerebbe chiedergli cos'ha pensato di quell'idiota che si è spacciato per il suo Coach.
Emmet, Moshe e Roy, altro amico giornalista, gradiscono il lampo di genio e si godono le birre. Passiamo davanti a Saras e lo ringrazio per le birre che pagherà lui. «Perchè?» Gli racconto la scena e se la ride: «Stanotte potevi anche ordinare 10 bottiglie di champagne a nome mio…».
Scende Nik, un abbraccio veloce, lui ormai è uomo di famiglia e vuole tornare dai suoi.
Prima di andarmene incontro Thomas Walkup, che conosco da un'intervista di due anni prima. «Thomas, avete perso ma non si può cancellare tutto quanto avete fatto in questi anni. Un pallone entra, uno no, ma il valore resta» gli dico. «Grazie, lo apprezzo, ma è dura». Lo so, ma si può essere reali anche senza corona, contano i valori.
Non cambierò mai, me lo ha insegnato la grande Paola Ellisse: puoi essere contento per chi vince ma mai quanto ti dispiacerà per chi vedi soffrire dopo la sconfitta.
Cala il sipario, domani, o meglio tra qualche ora, si può dormire a lungo in aereo. Ci vuole.
Oaka 2026, si chiude il cerchio
Si potrebbe dire che nulla sarà più come prima, ma forse è esagerato. Molto non sarà più come prima perchè cambiare è necessario ed anche i percorsi migliori possono chiudersi per intraprendere nuove avventure.
L'unica cosa che non cambierà mai è la passione per questa benedetta sfera arancione e per i rumori più belli del mondo, quello del rimbalzo sul legno duro, quello di una retina che fruscia o di un ferro colpito, sì anche quello perchè un pallone entra, uno no, ma le persone ed i valori rimangono.

