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Bartzokas Georgios A|X Armani Exchange Milano - Olympiacos Piraeus  Euroleague 2020/2021Milano, 26/01/2021Foto Ciamillo-Castoria/ Claudio Degaspari
Bartzokas Georgios A|X Armani Exchange Milano - Olympiacos Piraeus Euroleague 2020/2021Milano, 26/01/2021Foto Ciamillo-Castoria/ Claudio Degaspari

Settimana che conduce alla Final Four di Atene (22-24 maggio), settimana che ci regala un Bartzokas generosissimo a livello di dichiarazioni, queste ultime raccolte in una lunga intervista con Haris Stavrou di SPORT24. Parole a 360 gradi, anche oltre il tema di attualità, ovvero il season finale di Euroleague.

Focus sull'Oly

Bartzokas analizza lo status della sua squadra. La crescita, le dinamiche e come arriva in generale la squadra del Pireo a queste Final Four. Anche rispetto a cosa possa esserci di diverso rispetto  alla passata stagione:

Niente. Siamo arrivati ​​primi nella stagione regolare e quest'anno uguale. Significa che qualcosa di buono è stato fatto in entrambe le stagioni. La differenza è che nei playoff è andata più facilmente rispetto agli anni precedenti.

Dal punto di vista competitivo, credo che abbiamo aggiunto qualche talento in più. Siamo rimasti comunque una squadra solida. Abbiamo attraversato momenti difficili durante l'anno, ma siamo rimasti uniti, il che è importante, e in definitiva credo che non ci sia una formula magica. Un team deve essere concentrato, coeso e orientato agli obiettivi.

Sul momento della squadra, dopo 41, si ben 41 partite di Eurolega:

Guarda, penso che abbiamo margini di miglioramento. Ha a che fare con l'accettazione dei ruoli, ci sono stati momenti in cui abbiamo giocato davvero - perdonatemi l'espressione - una pallacanestro totale. In altre parole, siamo arrivati ​​al punto in cui ero davvero contento di vedere la squadra, sia in difesa che in attacco. Il modo in cui hanno lavorato insieme.

Se consideriamo che ci sono state volte in cui abbiamo segnato più di 100 punti, diverse volte quest'anno, senza che i nostri migliori marcatori fossero in serata di grazia o addirittura non fossero in campo, ciò significa che la squadra ha un modo di giocare che è, quantomeno, efficace.

Il coach greco ha poi stressato un punto già evidenziato in precedenti interviste recenti:

In questo momento penso che ognuno debba sacrificare qualcosa del proprio status, affinché la squadra nel suo complesso possa giocare come si deve. Abbiamo molti bravi giocatori. Alcuni di loro non fanno parte della “formazione titolare”, ma sono persone di buon carattere, nonostante possano non esser felici per questo. Il punto è non danneggiare la squadra . Può capitare. Alcuni giocatori con un grande "ego" non riescono ad accettare certe cose ed è logico. Lo capisco.

Ci è stato di grande aiuto il fatto che il nostro giocatore di punta, Evan Fournier, si sia sacrificato, non partendo titolare e subentrando dalla panchina. È stato un ottimo esempio per tutti, per come la squadra dovrebbe funzionare.

Ci sono altri giocatori nella nostra squadra che, per come si comportano, nei confronti degli allenatori, dei compagni, di tutto lo staff, danno l'esempio di come l'ego passi in secondo piano, dopo la squadra.

Post partite col Kolossos e sulla “tensione” del momento, specialmente in allenamento

Non direi che ci sia trash-talking particolare. Abbiamo tre quintetti, lavoriamo con tre quintetti in questa stagione, il che porta il livello di competizione al limite. Quindi chi vincerà in attacco o in difesa e negli scenari che creeremo?

Siamo soddisfatti del nostro allenamento. Non abbiamo aumentato la durata degli allenamenti. Tuttavia, l'intensità è aumentata, così come credo sia aumentata la concentrazione dei giocatori nell'eseguire ciò che chiediamo.

Lapidario invece, Bartzokas, su una domanda (che lasciamo come posta) che nelle scorse stagioni aveva sollevato dei dubbi. Il clima all'interno della squadra.

Ritieni che quest'anno ci sia un legame più forte all'interno della squadra e allo stesso tempo un maggior numero di leader rispetto a qualsiasi altra versione dell'Olympiacos degli anni precedenti?

Sì, lo sento.

Bartzokas
Bartzokas con Stavrou - TOURETTE PHOTOGRAPHY - ANDREAS PAPAKONSTANTINOU

 

Bartzokas 360

Il coach ex Kuban e Barcellona, si è aperto anche su tanti altri temi interessanti, attuali, anche se forse secondari rispetto al prossimo main event.

Rispetto al giocare ad Atene

Per quanto riguarda i viaggi, è importante che non viaggiamo troppo, perché abbiamo già fatto circa 55-56 voli, il che significa che siamo molto stanchi. Se ci pensate, la maggior parte di noi torna dalle partite in Europa e arriviamo a casa alle quattro, cinque, sei del mattino.

Direi quindi che la fatica fisica è sufficiente. In questo senso, è positivo che si svolga ad Atene, dato che i nostri tifosi non dovranno spendere tanto per il viaggio, come accade quasi ogni anno, ed è anche un'ottima cosa perché forse riusciremo a trovare più biglietti, visto che non ci sarà il Panathinaikos. 

Sulla famigerata maledizione del primo posto in Regular Season

Non mi preoccupa, davvero, non ha influenzato nulla. Non c'è una sola partita in tutta la mia vita da allenatore, dalle "minors" alla Serie A greca, fino all'Eurolega, in cui abbia pensato che avremmo potuto decidere di perdere, insomma di non provare a vincere. Non accetto di perdere neanche a Backgammon.

Non ti può venire in mente che dovrai competere in qualche modo e che vorrai perdere per qualcosa che arriverà dopo, quindi non c'è niente da fare. Abbiamo battuto altri record in passato. Siamo la squadra che, insieme al Fenerbahçe, se non sbaglio, ha giocato la sua quinta partita in casa dell'avversario e l'ha fatto per la prima volta, quindi perché non fare qualcosa di buono quest'anno?

Sull'Eurolega attuale si lascia andare a commenti sia sulla stagione, sia un tema oramai storico, la dicotomia Final Four vs Serie

E' la più competitiva di sempre, senza dubbio, perché ora ci sono più partite. Allo stesso tempo, sono aumentati anche i viaggi, siamo andati a giocare anche a Dubai, a molte ore di distanza. Ovviamente mancano le squadre russe, che rappresentavano sempre una trasferta difficile.

Ho la sensazione che un campionato di alto livello ed estremamente competitivo come l'Eurolega spesso non renda giustizia all'impegno degli allenatori e delle squadre.

Ci sono squadre che non sono nemmeno arrivate ai Play-In, pur avendo fatto un ottimo lavoro durante tutto l'anno. Hanno giocato bene, hanno ottimi allenatori e ottimi giocatori. Il pubblico era con loro. Gli stadi erano pieni e non hanno nemmeno avuto la possibilità di giocare nei Play-In.

Credo quindi che l'Eurolega di quest'anno sia davvero il campionato più competitivo di tutti i tempi, ma credo anche che peggiorerà di anno in anno.

E sul tema format Final Four

Guardate, prendiamo decisioni basandoci sempre su ciò che è nel nostro interesse. Si potrebbe dire che con il formato attuale, la squadra che arriva prima, ha un vantaggio nei playoff, perché se c'è una quinta partita, la giocherà in casa, ma non ha alcun vantaggio nelle Final Four. Il vantaggio che hanno, non lo mantengono fino alla fine.

Quindi lì tutti ricominciano da zero. C'è una partita di 40 minuti. Direi che, visto che abbiamo finito primi tre volte negli ultimi quattro anni, pensiamo che potrebbe esser meglio se giocassimo una serie di playoff. Ma questa è la competizione, questo è il formato.

Comunque, le Final Four hanno un grande fascino. È un po' come il campionato NCAA, dove le Final Four sono probabilmente la parte più popolare e commerciale del basket in America, che è poi il paese che ha inventato il basket. Ci sono squadre che per tutto l'anno, come Duke quest'anno che era al primo posto nel ranking e poi non è arrivata nemmeno alle Final Four.

Quindi onestamente, siccome negli ultimi quattro anni ci sarebbe stato davvero utile, dico giocare una serie di playoff.

Interessante anche il tema sul valore del proprio lavoro, oltre i titoli raggiunti

Sì, senza dubbio. Per me è molto importante, ma anche per il nostro staff tecnico, per tutti coloro che lavorano qui. È importante apprezzare e percepire che l'Olympiacos, con questo allenatore, con questo staff tecnico, gioca un certo tipo di pallacanestro, in cui tutti riconoscono che qualcosa ha un valore.

È così. Ma sai, a volte lo tieni per te, perchè sembra fine a se stesso. In sostanza, nello sport professionistico, diciamocelo, ciò che conta è quello che hai raggiunto, sia economicamente che in termini di titoli. Lo dico senza mezzi termini.

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(rispetto alla pressione di giocare eventualemente al SEF le Final Four in futuro) . Dipende da come si gestisce la situazione da quel momento in poi. Ed è un processo quotidiano. Non è che premendo un pulsante la pressione sui giocatori, sul pubblico o su chiunque altro scompaia all'improvviso.

Al momento, è importante che tutti comprendano che la Final Four è un evento a sé stante. Ovviamente, ospitare la Final Four in Grecia è importante, perché è il frutto di molti anni di lavoro. Ma è un percorso ancora prematuro per quanto riguarda il SEF.

Lo stadio del Panathinaikos offre questa opportunità perché è molto bello e funzionale, e penso che lo stadio della SEF sarà altrettanto bello, se non addirittura più bello, a giudicare dai modelli che ho visto.

Ma la cosa più importante è che l'Olympiacos diventi ancora più forte dopo quest'anno, e ne sono certo, perché ne parlo con i presidenti. Vi assicuro che nei prossimi anni l'Olympiacos sarà molto forte.

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E' diventato un problema principale del basket europeo. E penso che se non viene analizzato da chi prende le decisioni...

In sostanza, credo che il basket americano l'abbia fatto per battere quello europeo. Quando un giocatore che, in base al suo valore, difficilmente troverebbe posto in una squadra di Eurolega, può guadagnare 5, 6, 7 milioni all'anno a 18-19 anni, è ovvio che la competizione è “sleale”.

Ovviamente, per un ragazzo sarà un bene andare lì e giocare per un anno, e infatti, come ormai è accaduto, questo sport sta diventando sempre più individuale. Persino al college, dove prima bisognava giocare per quattro anni in un'università per poter proseguire la carriera, ora si può cambiare squadra ogni anno. In passato, anche se si doveva cambiare squadra per qualche motivo, si era costretti a rimanere fuori per un anno (red shirt).

Quindi ora, ognuno prende una decisione, fa una proposta, va, gioca lì per un anno. Poi va in un altro programma di allenamento, guadagna di più e improvvisamente torna, se non va in NBA, torna al basket europeo per guadagnare molto meno e non so quali aspettative avrà in termini di strategia di gioco.

Al momento i danni sono ingenti. Persino alcuni giovani talenti, come Ellis, che mi piace come ha impattato a Milano, ha ricevuto un'offerta enorme e credo l'abbia accettata, o alcuni talentuosi giocatori greci come Avdalas (UNC via Virginia Tech) e Zougris (Louisville), stanno guadagnando cifre che non troverebbero mai in Europa.

Non so dove porterà, ma per ora sta portando a un innalzamento dei costi del mercato. Un giocatore che potrebbe costare 1 milione, ne costa 2 perchè il mercato è cresciuto.

Le squadre hanno più soldi da investire, ci sono più squadre in competizione e i giocatori sono gli stessi. Quindi, improvvisamente, per legge di mercato, è sorto questo problema.

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