La serie che ha cambiato tutto
Dalla doppia espulsione di gara 3 alla rimonta storica: Valencia ha ribaltato il Panathinaikos con carattere, difesa e coraggio, firmando una delle imprese più incredibili nella storia recente dell’Eurolega.
È stata la serie play-off più bella degli ultimi anni. Non solo per il livello tecnico, non solo per il pathos di cinque partite vissute sul filo, ma perché sembrava davvero raccontare qualcosa di più grande del semplice basket. Una serie capace di cambiare inerzie, gerarchie e forse persino il destino di un ciclo intero.
Il Panathinaikos era partito come una macchina perfetta. Due vittorie a Valencia, due colpi esterni pesantissimi che avevano immediatamente dato l’impressione di una serie già indirizzata. Gli spagnoli erano usciti distrutti soprattutto da gara 2, persa ai supplementari dopo aver sfiorato il colpo fino all’ultimo possesso. In quel momento tutto sembrava pendere dalla parte del Pana: talento, esperienza, atmosfera, pressione psicologica.
Poi è arrivata gara 3. E da lì è cambiato tutto.

La doppia espulsione è stata il vero spartiacque della serie. Fino a quel momento il Panathinaikos aveva controllato ritmo e tensione emotiva, ma da quell’episodio Valencia ha smesso di inseguire e ha iniziato a sfidare apertamente i greci, dentro e fuori dal campo.
“Ho cercato e mi sono lamentato con l’arbitro, perché tutta la serie Ataman cercava sempre il fallo tecnico o interruzioni per cambiare e fermare il nostro ritmo e la nostra inerzia a suo vantaggio. Non volevo più permetterglielo e quindi sono andato a dirglielo”, ha raccontato Martinez in conferenza stampa.
In quelle parole c’è tutta la svolta mentale della serie. Valencia, dopo due sconfitte durissime in casa, ha mostrato personalità. Ha mostrato coraggio. Ha mostrato, soprattutto, di non avere più paura. Ha deciso di accettare la battaglia emotiva preparata dal Panathinaikos e di rispondere colpo su colpo.
Ed è lì che il Pana ha iniziato a sgretolarsi.
Perché sotto la superficie dei grandi nomi, dei proclami e dell’esperienza, sono riemersi tutti i limiti già intravisti durante la stagione europea. Una squadra spesso incapace di creare gioco coralmente, troppo dipendente dalle iniziative individuali e fragile quando il ritmo della partita non era quello desiderato. Nemmeno il ritorno di Lessort è bastato: il Panathinaikos non è riuscito a controllare i rimbalzi né a imporre la propria fisicità, problemi che lo avevano accompagnato per tutta l’annata.
E soprattutto è emerso un nervosismo eccessivo.
Dal presidente ad Ataman, il clima creato dalla gara 3 in poi sembrava costruito per mettere pressione agli spagnoli, per testarne i nervi e l’inesperienza. Ma il risultato è stato l’opposto. Valencia non si è sciolta. Si è compattata. Ha iniziato a credere davvero nell’impresa.
Così si è arrivati a gara 5, quella decisiva. E lì il Panathinaikos ha mostrato ancora una volta tutte le proprie difficoltà, mentre Valencia, trascinata dal proprio pubblico, ha giocato con una convinzione sempre crescente.
La chiave è stata la difesa.
Su Kendrick Nunn, limitato e costretto continuamente a prendersi tiri difficili. Su Lessort, a cui sono stati tolti vantaggi e ritmo vicino al ferro. Valencia sembrava sapere sempre dove sarebbe andato l’attacco greco, rendendo ogni possesso faticoso, sporco, complicato. Nessun canestro semplice. Nessuna continuità offensiva concessa al Pana.
E dall’altra parte gli spagnoli hanno giocato con entusiasmo puro. Senza paura di sbagliare. Continuando ad attaccare, a correre, a riprovarci anche quando il Panathinaikos tentava di rientrare nel punteggio. Una leggerezza mentale che ha fatto tutta la differenza del mondo.
Key e Montero sono stati i simboli dell’impresa, i leader tecnici ed emotivi di una rimonta storica. Ma questa qualificazione è nata soprattutto dalla difesa collettiva, dalla durezza mentale e dalla capacità di resistere nei momenti peggiori della serie.
Valencia è diventata così soltanto la seconda squadra nella storia dell’Eurolega a ribaltare uno 0-2 nei play-off.
E il destino ha voluto che la prossima avversaria alle Final Four fosse proprio la prima squadra capace di riuscirci: il Real Madrid.
Ora ad Atene andrà in scena un derby spagnolo che sembrava impossibile anche solo immaginare due settimane fa. Ma dopo una serie così, forse, nulla può più sorprendere davvero.
