Pana-Virtus 84-71: la difesa di Ataman piega Bologna
Nunn ed Holmes trascinano i greci: decisivi il dominio a rimbalzo e la switching defense. Per le V nere pesano l'assenza di Vildoza e le troppe palle perse.

Il Panathinaikos di Ergin Ataman riscatta il pesante KO interno contro l'Olimpia Milano con una prova di forza basata sulla solidità difensiva e sulla capacità di forzare la Virtus a conclusioni a bassa efficienza. Bologna, priva dell'ex Luca Vildoza ma con il rientro di Momo Diouf, ha retto l'urto per venti minuti grazie a un'ottima esecuzione nei set offensivi di metà campo, ma è crollata sotto la pressione dei padroni di casa nel secondo tempo. L’84-71 finale fotografa una gara che i bianconeri hanno provato a sporcare e rallentare, prima di capitolare sotto i colpi del talento individuale di Kendrick Nunn e la regia d’autore di Kostas Sloukas. Grande differenza l'hanno fatta anche i lunghi del Pana, in particolare Holmes ed Hernangomez, il primo decisivo a rimbalzo, in secondo sempre presente nella difesa al ferro.
La partita
Inizia forte la Virtus, molto aggressiva in difesa sui raddoppi e trascinata in attacco da un Carsen Edwards ispirato che sblocca il punteggio con una tripla delle sue da 10 metri. Oggi l’americano, con l’assenza di Vildoza, dovrà gestire la maggior parte dei possessi. Segna poco il Pana, che per trovare il primo canestro su azione deve attendere oltre 4 minuti. Niang ed Akele infatti sono molto efficaci in marcatura su Holmes e Nunn. Le difese predominano, con il punteggio molto basso in questo inizio (4-6 dopo 5 minuti). Cominciano ad alzarsi le percentuali, con Hernangomez e Pajola che colpiscono dall’arco. Lo spagnolo si muove bene senza palla e più volte limita Edwards. Gli uomini di Ataman prendono fiducia, la circolazione palla inizia ad essere fluida, e due chiusure errate della Virtus consentono ai greci di trovare facilmente canestro con Osman e Shorts e di allungare sulla fine del primo quarto. Le V nere si bloccano, il Pana va con un parziale aperto di 11-2 e dopo 10 minuti il punteggio recita 23-15.
Entra in campo Smailagic e le cose parzialmente migliorano, con il serbo aggressivo a rimbalzo. Holmes in netta difficoltà su di lui in marcatura. Le palle perse però non aiutano gli uomini di Ivanovic, con il Pana che trova troppi canestri facili in campo aperto. Senza Vildoza e con Edwards ben chiuso non arrivano inoltre troppi punti dal palleggio. Brandon Taylor non sembra trovare il ritmo giusto. I greci partono subito con un parziale di 4-0 nei primi 4 minuti. Diouf non è al meglio, al rientro dall’infortunio, ed i lunghi di Ataman hanno vita facile. La leadership e l’esperienza di Daniel Hackett fanno rifiatare gli ospiti. L’ex CSKA equilibra gli attacchi e trova bene i compagni. Il Pana abbassa le percentuali e le V nere piazzano un 7-0 di parziale e ritornano sotto (29-24), con Edwards che torna ad infilare canestri dei suoi. Non le migliori versioni di entrambe le squadre; i greci in particolare sprecano tanto, e spesso vanno in totale confusione, ma si reggono con gli isolamenti dei loro campioni, Sloukas ed Hernangomez in particolare. Resta comunque ad un solo possesso la Virtus, trascinata da Morgan e da uno straordinario Akele sotto canestro, ma una tripla di Nunn sulla sirena dopo l’ennesimo extra possesso concesso, fissa il punteggio all’intervallo lungo sul 39-33.
Si riparte con lo stesso epilogo di inizio gara con Carsen Edwards in gran forma. Corre forte la Virtus, che so affida ai guizzi di Matt Morgan per provare a riavvicinarsi defintivamente (39-37). Ancora Hernangomez decisivo nella difesa al ferro. Lo spagnolo collezione due recuperi preziosi che valgono poi il nuovo allungo dei suoi, che piazzano un parziale di 9-0 per riallungare nuovamente (48-37). Le V nere sprecano tanto ma non si arrendono, con Morgan sempre decisivo, ma i lunghi del Pana non perdonano, e gli ospiti pagano la mancanza di fisicità sotto canestro. Holmes dominante a rimbalzo, l’ex Sacramento e Washington è imprendibile e arriva facilmente in doppia cifra. I bolognesi tirano 3/19 dall’arco pur muovendo bene la palla, e di conseguenza è difficile provare a rientrare. Il Pana alza il ritmo e il muro in difesa, ed approfitta dei tanti errori e delle tante palle perse degli uomini di Ivanovic, ben 12 fino ad ora. La grinta di un Hackett infinito però, riporta la Virtus in partita, con il numero 23 che realizza gli ultimi 5 punti del terzo parziale. Si va agli ultimi 10 minuti sul punteggio di 56-48.
Si abbassano i ritmi ma il protagonista in questa fase è Rogkavopoulos, che sigla 5 punti preziosissimi che rispediscono il Pana in doppia cifra distanza. Tanta stanchezza per i bolognesi, che non azzeccano i close-out e paiono spegnersi in attacco, dove collezionano ancora troppe palle perse. Edwards non segna, ben raddoppiato, e allora ci prova Taylor a scuotere i suoi, con una bella tripla e un’ottima visione di gioco. I greci mantengono però un’efficace distanza di sicurezza (68-58 a 4 minuti dalla fine), con una granitica difesa al ferro grazie a Yurtseven ed Holmes. La presenza di due lunghi fisici ha fatto tutta la differenza del mondo per i padroni di casa, tra l’altro entrambi con un importante passato in NBA. La tripla di Nunn chiude definitivamente il match, ed il Pana raggiunge il massimo vantaggio sul più 14 (72-58). La Virtus si sveglia troppo tardi in attacco, e sembra ormai aver mollato in difesa. Gli uomini di Ataman controllano agevolmente e negli ultimi minuti non sbagliano un tiro, ritoccando il massimo vantaggio, che arriva a 18 lunghezze. Con la gioia del pubblico dell’Oaka il match si chiude sull’84-71. Le V nere ci hanno provato, ma sono risultate troppo scariche e stanche, pagando lo scotto con le pessime percentuali in attacco.

Le chiavi
Non è stata solo una questione di talento, ma di centimetri, tempo e letture. Il successo del Panathinaikos sulla Virtus Bologna (84-71) è il manifesto del basket moderno di Ergin Ataman: una miscela di libertà individuale e una morsa difensiva asfissiante. Mentre gli emiliani escono a testa alta, l’analisi dei quaranta minuti rivela tre chiavi fondamentali che hanno spostato l’inerzia verso la sponda "green" dell'Egeo.
La prima chiave è stata la metamorfosi difensiva del Panathinaikos. Se nel primo tempo Ataman ha concesso il tiro dalla media distanza, nella ripresa ha ordinato il "cambio su tutto". Questa scelta ha sterilizzato il gioco di pick & roll di Dusko Ivanovic.
Senza la creatività dell'infortunato Vildoza, la Virtus si è ritrovata spesso con gli esterni (Morgan ed Edwards) isolati contro i "tentacoli" di Hernangomez o la mobilità di Holmes. Il risultato? Un attacco statico, costretto a conclusioni a fil di sirena e a ben 15 palle perse, che sono state linfa vitale per il contropiede greco. Quando non riesci a battere il tuo uomo dal palleggio contro una difesa che cambia, il canestro diventa piccolissimo.
La gravity di Kendrick Nunn e il fattore lunghi
Mentre Bologna faticava a costruire vantaggi, il Panathinaikos godeva della "gravità" offensiva di Kendrick Nunn. L'americano non ha solo segnato 21 punti; ha letteralmente deformato la difesa della Virtus. Ogni sua penetrazione obbligava la retroguardia bianconera a collassare nel pitturato, liberando praterie per Sloukas e Hernangomez.
La Virtus ha scelto di difendere "flat" (contenimento pigro del lungo sul blocco), ma Nunn ha punito questa scelta con un'efficacia chirurgica nel palleggio-arresto-tiro. Questa capacità di segnare da sola ha costretto Ivanovic a raddoppi d'emergenza, aprendo il campo alla circolazione di palla d'élite di Sloukas e Shorts, veri metronomi della serata.
Infine, la partita si è decisa sotto le plance. Il Panathinaikos ha vinto il duello a rimbalzo (38-29), ma il dato più indicativo è quello della seconda opportunità. Grazie al lavoro di Holmes e alla fisicità di Juancho Hernangomez, i greci hanno spesso goduto di extra-possessi nei momenti di siccità offensiva.
La Virtus ha pagato la scarsa vena realizzativa dall'arco (un magro 27% da tre), che ha permesso ai lunghi del PAO di non allontanarsi troppo dal ferro. In un match di Eurolega, se non punisci la difesa con il tiro da fuori, lo spazio per operare internamente sparisce. Bologna è rimasta intrappolata in un imbuto di maglie verdi, incapace di trovare quel "piano B" che solo una serata di grazia al tiro avrebbe potuto garantire.
Per quanto riguarda i tabellini, oltre a Nunn come detto ottima prestazione di Holmes, che sfiora la doppia doppia con 16 punti e 9 rimbalzi, ed un Hernangomez tuttofare attacco e difesa (9 punti, 8 rimbalzi e 3 recuperi per lui). Per la Virtus 24 di Edwards che però tira a corrente alterna, 12 di un discontinuo Morgan, ben contenuto dalla difesa del Pana, e 10 con 6 rimbalzi di un Nikola Akele sempre combattivo e preciso.
In conclusione, la chiave è stata la profondità del roster e la varietà strategica. Il Panathinaikos ha saputo cambiare pelle durante il match, passando da una difesa conservativa a una aggressiva. La Virtus è rimasta vittima della propria scarsa precisione e dell'assenza di un vero ball-handler d'élite capace di gestire i ritmi infernali dell'OAKA.
