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Regev Fanan - Head of Performance del Maccabi Tel Aviv
Regev Fanan - Head of Performance del Maccabi Tel Aviv

Eurodevotion presente al B8 Summit a Vilnius, seconda edizione, dove vengono affrontate in diverse sessioni gli stati generali del basket nel 2026.

Mental health, performance, ruolo dell'assistant coach e tanto altro nella bella cornice di Vilnius. 

 

Si inizia con la prima sessione di Chris Fleming - assistant coach per anni in NBA, quasi 10 - allenatore anche della Germania per tre anni, dal 2015 al 2017, prima di diventare coach di Alabama University, che fa emergere qualche punto interessante e setta il tono della conversazione - ripreso più volte anche dai successivi speakers. 

 

Chris Fleming, in una foto d'archivio, con Drummond
Chris Fleming, in una foto d'archivio, con Drummond

 

Assistant coaches che sono una decina all'interno degli staff NBA - interessante l'aneddoto sulla sua domanda a Mike Malone (ex coach Denver Nuggets, capoallenatore di Fleming anni fa)  e su come dare lavoro che dia un significato effettivo al lavoro degli assistenti. 

La sua ultima esperienza ad Alabama University, nel college NCAA, dice che il modo di allenare è molto più simile a quello europeo, rispetto all'NBA dove magari ci sono giocatori 30enni che al secondo/terzo contratto che guadagnano 30 milioni all'anno (non molto quindi disponibili ad ascoltare, quindi). In NCAA, come prevedibile, ci sono giocatori affamati e stessa cosa in Europa: nonostante trentenni che hanno già guadagnato tanto, c'è fame di ascoltare, anche dagli assistenti. 


Grande focus sulla comunicazione verso i giocatori: come comunicare, come far passare un messaggio - parola che torna spesso nel suo intervento - e interessante anche la parte in cui Billy Donovan, coach dei Chicago Bulls utilizzava una persona esterna alla squadra su quali parole, quali intonazioni dare nei suoi messaggi alla squadra: ogni parola veniva misurata. Rilevante.

Punto che ritorna nella terza sessione, con Adomaitis (ex coach nazionale lituana, rimpianto visti i tempi attuali, ora allenatore in Giappone) e Balcetis (scout per Denver Nuggets): you need to build rapport, la necessità di costruire un rapporto con i genitori. Senza, e Balcetis è molto netto su questo punto, riportando esempi che spaziano da Popovic a Nikola Jokic ai Denver Nuggets. 

 

Interessante lo speaker successivo, Regev Fanan - head of performance per il Maccabi Tel Aviv. 
Life-work balance che funziona per alcuni, non per altri: si allinea meno al mood generale dell'evento, rispetto a questo punto l'isreaeliano. 

Parole al miele per coach Kattash - grande chef, apparentemente - che lo scorso anno a Belgrado
invitava gli assistenti coach a cena una sera si e una sera no. Ovviamente anche altri venivano, portando gelato piuttosto che alcool e via dicendo. Importante per il team alla luce della situazione che la squadra stava vivendo, vista la situazione interna in Israele. 

 

Regev Fanan - Head of Performance del Maccabi Tel Aviv
Regev Fanan - Head of Performance del Maccabi Tel Aviv

 

Due agende praticamente per tutto l'anno programmate: alcuni giocatori non erano disponibili a venire in Israele - a causa del genocidio in corso - body-language che erano diversi in alcuni allenamenti, già nei 15 minuti di shooting-around iniziale e quindi la necessità di cambiare l'allenamento programmato, a causa per l'appunto della situazione in essere in Israele - percepita non solo dai giocatori israeliani, ma anche dagli americani, assolutamente. 

Too much verso il recupero, troppo poco verso la performance, a volte: a volte, vorrebbe tra se e se più performance, ma realizza anche l'ansia che lo pervade quando i giocatori fanno contatto, e quindi i sospiri nelle orecchie di altri assistant coaches (Guy Pnini in primis) per ricordare che questo giocatore è appena tornato dall'infortunio, questo giocatore è al limite e via dicendo. 

Il rispetto, la trasparenza verso Jimmy Clark III - che non fa bene, per essere teneri, alcune sessioni  - e Regev Fanan deve fare un report al suo head coach. E, forse da qui, la seconda parte di stagione ben diversa dalla prima di Jimmy Clark III. 

 

Jimmy Clark III  guida il Maccabi Tel Aviv
Jimmy Clark III

 


L'importanza di feel comfortable i propri giocatori : nel fare esercizio, nell'allenamento e in tante piccole situazioni. Trovare l'esercizio adatto e magari
proporre quello che hai in testa tra un mese, quando il giocatore sarà più a suo agio a farlo e nel frattempo mantieni il tuo principio, come allenatore, e lo fai passare al giocatore.

Data e statistiche : fondamentale, assolutamente, sottolineata il passo indietro rispetto al calcio, ma senza perdere l'aspetto umano. La capacità di comprendere se un giocatore sta bevendo a sufficienza, se ha bevuto la sera prima (non acqua..) e onestà nel parlarne (in parte legato al discorso di Jimmy Clark III, in precedenza) 

 

You are not gonna perform as a coach - l'importanza di essere allenati, tonici, dinamici anche per il coaching staff , perchè altrimenti non ce la faranno a fare una stagione da 90 partite. Questo si riflette, secondo l'head of performance del Maccabi Tel Aviv, anche sul comportamento stesso dell'allenatore in panchina.

 

Parte tecnica 

Nelle varie sessioni emergono anche aspetti tecnici, e quindi come deve cambiare anche il gioco. 

Regola dei tre secondi difensivi non viene chiamata in NCAA , di fatto tante squadre giocano con due 5 in campo - che fa si che ci sia molta più attenzione 
verso le guardie che sanno andare bene, o hanno potenziale, a rimbalzo offensivo. Importanza dello scouting. 

Riduzione dell'importanza verso le palle perse: si gioca a mille - Alabama University con il ritmo più alto del paese - fisiologico quindi che le palle perse si alzino.

Plus/Minus: necessario guardare solo nel lungo periodo, guardando anche le line-up e non solo l'impatto dato dal singolo giocatore. Questa deve essere la strada per guardare le statistiche. 

 

Queste alcuni dei primi punti dell'evento, in un secondo reportage che uscirà a breve ulteriori spunti.  

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