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Le lacrime del capitano, Amedeo Tessitori
Le lacrime di Tessitori a fine Gara 4 con Milano

La finale scudetto ha premiato meritatamente Milano, ma la Reyer ha ritrovato un posto al sole con pieno merito e certamente non a caso, giocando dei playoff di altissimo livello, non mollando mai e costruendo le sue certezze in un Taliercio che è tornato ad essere fattore, acceso dalla leadership di Tessitori e dalla carica di coach Spahija, condottiero fino all'ultimo di un gruppo unito

Le lacrime finali di quel Tessitori eletto all'unanimità “Best ITA” dei playoff non sono casuali. Il capitano della Reyer ci ha creduto davvero, ci ha provato giocando una post-season monumentale, praticamente smantellando l'artiglieria pesante (in termini di tonnellaggio) di Milano da solo, con una serie di prestazioni spaziali che partono in particolare dalla serie vinta contro la Virtus Bologna: il #00 di coach Spahija è stato leader emotivo di un gruppo che è apparso concentratissimo e semplicemente in missione, giocando un basket di alto livello e mettendo il Taliercio al centro di tutto, rendendolo fortino quasi inespugnabile (6 vittorie su 7, il ko in G4 con Milano).

Una stagione certamente importante quella degli oro-granata, che il patron Brugnaro ha voluto celebrare sui suoi social, ringraziando società, giocatori e tifosi, allargando naturalmente il campo ai risultati raggiunti in ogni singolo settore, compreso quello giovanile e quello della prima squadra femminile. Tornando - però - alle situazioni descritte sopra, era da 7 anni che la formazione lagunare non raggiungeva la finale scudetto: nel 2019 in panchina c'era Walter De Raffaele, rimpiazzato proprio da coach Spahija nel febbraio del 2023 dopo esser stato esonerato. Un'annata non semplice, che ha avuto i più bassi nell'eliminazione dalla Coppa Italia al primo turno con Derthona e nel ko casalingo con Trento in Eurocup che ha portato all'eliminazione.

La squadra Reyer in spogliatoio
La squadra al completo nello spogliatoio dopo la finale

Il fattore Taliercio: una bolgia per spingere la Reyer

Sei sconfitte consecutive. La Reyer si presentava alla finale scudetto con un ruolino di marcia tutt'altro che invidiabile tra le mura amiche visti i sei ko consecutivi accumulati in regular season. La vera svolta è probabilmente rappresentata nei primi due atti giocati al Taliercio dalla squadra di Spahija nei quarti di finale, in un palasport non esaurito ma caldo e trascinante: lì sono arrivate due vittorie nette, pesanti, facendo vedere quel senso di unione che magari era mancato in parte durante il campionato. La “bomboniera” mestrina è sempre stata difficilmente espugnabile nei playoff, ma stavolta si è andati oltre, dove si aveva davvero l'impressione di esser dentro ad un'arena che aveva una sola missione: spingere, spingere ed ancora spingere. Un crescendo di energia partita dopo partita, serie dopo serie, con Tessitori e compagni che oltre ad averne data tanta, ne hanno ricevuta altrettanta.

Se la squadra di coach Spahija è tornata in finale scudetto parte del merito è anche di un pubblico trascinante, che ci ha creduto anche quando tutto sembrava perduto (-12 al 30' contro la Virtus in Gara 4), che si è esaltato con le giocate di energia e si è compattato attorno ai giocatori nei momenti più difficili. Una dichiarazione d'intenti che era stata caricata a suo modo dal tecnico croato, parlando di un Taliercio in versione vulcano per “lanciare” Gara 3 contro l'Olimpia, poi vinta nettamente, quasi a dire “not today”. Un pubblico che ha capito lo sforzo, il sacrificio e la passione di un gruppo vero, che ha saputo onorare la maglia, applaudendo la squadra dopo Gara 4 di finale scudetto, tra lacrime, cori ed applausi. Si ripartirà anche e soprattutto da qui.

I Panthers omaggiano la squadra dopo G4 con Milano
Lo striscione dei Panthers dopo Gara 4 contro Milano

La svolta targata Spahija: coesione e coralità

Da tecnico “contestato” dalla piazza ad eroe in questi playoff. La parabola di coach Spahija non è quella che solitamente caratterizza gli allenatori, ossia discendente con un calo del gradimento elevato. Il tecnico croato ha dovuto affrontare una stagione complessa a livello personale, perché i mormorii sono stati importanti e pesanti, tra richieste di esonero o dimissioni mediamente dopo ogni sconfitta, ma specialmente dopo i pesanti ko con Derthona in Coppa Italia e con Trento in Eurocup. A tutto ciò si aggiungono due situazioni non semplici da sopportare: la prima è relativa alle continue voci (uscite ben presto) sul possibile avvicendamento con Banchi o Djordjevic al termine della stagione, la seconda è relativa al fatto che pareva avesse il destino segnato.

Il coach di Sebenico si è avvicinato alla post season con 6 sconfitte interne consecutive e con dei rovesci anche importanti, come quello contro Trento e Brescia in LBA: un ruolino non invidiabile e la sensazione che il Taliercio rappresentasse una sorta di tabù che certo non dava serenità ad un ambiente già scricchiolante. Se a ciò si aggiunge lo scarso impatto di due-tre giocatori (Valentine, Horton e Nikolic), ecco che sembrava tutto fin troppo complicato. Ma un vecchio comandante che certamente ha affrontato tante tempeste nella sua carriera come il croato non si è certo fatto intimidire da ciò. Accusato di non avere sostanzialmente delle idee tattiche, di non saper leggere le partite, di dimenticare giocatori, nella post-season ha messo sotto scacco Fioretti e Jakovljevic con la compattezza di un gruppo che si è sacrificato. Rotazioni accorciate, timone in mano a Cole e barra dritta anche quando l'ex Rytas non dominava.

Eccellente nel sigillare il Taliercio lasciandone al di fuori ogni malumore, straordinario nel compattare l'ambiente in situazioni difficili, Spahija ha avuto la bravura di inculcare alla squadra una mentalità di difesa, battaglia e concentrazione giocando possesso dopo possesso, senza sbagliare un singolo match giocato punto a punto, come emerso da G1, G3 e G4 con Bologna e G5 dei quarti con Derthona. Acclamato dai tifosi dopo la serie contro la Virtus (con un capolavoro tattico non indifferente a 3' dal termine di G4 quando ha tolto Tessitori escluso per quinto fallo ed andando con Parks da finto 5 mandando in tilt l'impianto bianco-nero), applaudito ed abbracciato dopo G4 con Milano: la parabola impensabile di un tecnico che ha rimesso Venezia in finale giocandosela contro tutti, con le sue idee, il suo carattere.

Le sue vittorie nei playoff per punti segnati? 89, 87, 89, 91, 89, 90, 109. Di queste, soltanto una è arrivata in trasferta (G1 di Bologna in semifinale con i 91 punti realizzati. Qualità. E capacità di restituire serenità all'ambiente turbato dal “tabù Taliercio”. Non proprio poco.

Coach Spahija festeggia con la squadra
Coach Spahija festeggia in spogliatoio dopo G4 con Bologna

L'impatto delle colonne: Tessitori, Cole, Parks

Per arrivare dove non si arrivava dal 2019 serviva sostanzialmente qualcosa di magico e quel qualcosa è arrivato. In primis perché Valentine ed Horton non hanno mai rappresentato due alternative valide e credibili, poi perché Lever, Nikolic e De Nicolao di fatto son stati usati pochissimo se non zero. Le fondamenta del gruppo si sono basate su 7 rotazioni, a partire da capitan Tessitori e dal vice-capitano Parks, seguiti a ruota ovviamente da Cole (leader tecnico), Wiltjer, Candi, Bowman e Wheatle. 

Arrivare all'ultimo atto ruotando sostanzialmente in sette (!) sopravvivendo ad una serie durissima con Derthona e giocandosela più che alla pari con i campioni in carica della Virtus è straordinario. Se è vero che le V-Nere erano senza tre pedine importanti, è altrettanto vero che avevano potenzialmente 11 rotazioni e tanta energia in più della Reyer. Dunque se non hanno performato le motivazioni sono diverse dal mancare di energie, visto che Venezia era più corta. Semplicemente la squadra di Spahija era in missione, unita, coesa.

Analizzando i vari giocatori che hanno impattato viene semplice nominare Wiltjer perché uno dei primi terminali offensivi, con il canadese che però è andato un po' a targhe alterne (miglior prestazione i 26 di Bologna in G1) ma sostanzialmente ha fatto il suo. Chi ha dominato però è capitan Tessitori: il #00 è cresciuto in modo esponenziale con il passare dei playoff, giocando delle partite ai limiti del leggendario con Bologna e Milano. 22, 22, 26, 15 e 15. Questi i tabellini di “Tex” da Gara 3 contro le V-Nere a G4 con Milano, ad esclusione della singola Gara 2 contro l'Olimpia. Numeri spaventosi con tre doppie doppie (due volte con Milano nelle ultime 2 ed una con Bologna in G3). Dominante, determinante, eroico, commovente, facendo a spallate con tutti e giocando di fondamentali e posizione.

RJ Cole è stato lìder maximo tutto l'anno e si è visto, ma nelle partite determinanti è emersa la leadership e la mentalità vincente: 27 con Derthona in G5, 30 con Bologna in G4, 18 con 8 rimbalzi e 5 assist con Milano nella partita della sopravvivenza. Un giocatore semplicemente fantastico, che si è caricato sulle spalle tutto il Taliercio quando contava. Parks è uno di quelli irrinunciabili per energia, dinamismo, personalità, qualità ed aggressività. Avrà “bucato” delle partite, ma l'impatto debordante in G3 e G4 con Bologna e G3 con Milano (22 nel secondo tempo) non necessita altre spiegazioni. Giocatore che è vero metronomo per energia della squadra di Spahija.

Alle loro spalle, delle colonne Tessitori, Parks e Cole, Bowman è ciò che serviva: energia, leadership, qualità, sostanza. Ha tolto il posto a Valentine (prevedibile) nei playoff giocando una post-season di assoluto valore in attacco (determinante contro Bologna) e da califfo in difesa. Candi contro la Virtus ha giocato sostanzialmente a uomo su Hackett e non solo, di fatto mandandolo in tilt completo: l'ex Fortitudo da buon ex era davvero in missione ed ha messo aggressività, canestri pesanti, concentrazione e gran utilizzo del corpo marcando tre ruoli. Wheatle magari ha impattato meno di altri, ma è cresciuto con il passare della post-season, ritagliandosi minuti da vice Parks o comunque insieme al #22, portando aggressività, atletismo, punti se necessario e carattere. Una squadra in missione che ha sognato in grande, arrendendosi con onore allo strapotere di Milano, giocando con carattere, qualità è personalità e riavvicinando in maniera esiziale il pubblico. Con coach Spahija a comando.

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