Olimpia Milano tra una squadra sbagliata, Poeta ed il futuro
La caduta contro il Monaco ha riaperto un dibattito i cui contenuti sono chiarissimi da tempo. Sbagliare ora verso il futuro sarebbe però l'errore più grande.

L'Olimpia Milano che è caduta a Montecarlo contro il Monaco ha abbandonato quasi definitivamente ogni sogno di postseason in Eurolega. E tutto ciò non è nemmeno una grande notizia visto che anche le tre versioni precedenti della squadra milanese non hanno mai superato la stagione regolare europea, nemmeno quando le possibilità sono aumentate con l'introduzione dei Play-In che hanno allargato a 10 il numero di squadre in grado di raggiungere i Playoff.
Come accade in ogni sport, abitudine che piaccia o meno, si è scatenato, o meglio riaperto, il dibattito sull'adeguatezza dei biancorossi al palcoscenico continentale. Confermato, come da sempre riteniamo, che i tifosi, motore insostituibile di ogni disciplina, hanno il diritto di esprimere qualsivoglia opinione quando circostanziata in maniera urbana proprio perchè senza di loro non esisterebbe nulla di ciò che vediamo, riteniamo di potere, e dovere, aggiungere qualche considerazione sulla situazione dell'Olimpia Milano attuale. Club e squadra i cui problemi hanno radici indietro nel tempo.
La competitività dell'Olimpia in Eurolega? La realtà dice che da anni è un sogno irrealizzato
L'Olimpia Milano 2026/27 aveva possibilità assai limitate di poter accedere alla postseason di Eurolega. Chi scrive lo ha messo nero su bianco a settembre (qui il nostro Ranking di inizio stagione) prima che si alzasse la palla a due del Round 1, chi si è limitato a leggere le classifiche lo ha facilmente notato dai tre anni precedenti, disastrosi e ben più negativi per via delle risorse messe a disposizione dalla proprietà regolarmente gettate al vento con una gestione molto più che discutibile.
E' molto semplice, quasi scontato anche se alle volte pare che sia difficilmente accettato: perchè mai la squadra di questa stagione avrebbe dovuto essere più competitiva di quelle delle tre stagioni passate quando vestivano i colori biancorossi una serie di giocatori di spessore ben superiore?
Quali? 2022/23: Napier, Hall, Luwawu-Cabarrot, Datome, Melli, Voigtmann, Hines… 2023/24: Napier, Hall, Melli, Mirotic, Voigtmann, Hines… 2024/25: Causeur, Mirotic ed alcuni profili come Brooks e Bolmaro che quest'anno hanno fatto il salto di qualità. Chiedersi come mai ad esempio uno come Luwawu-Cabarrot passi dall'anonimato più assoluto milanese ad una grande stagione tra EL e Liga come quella attuale è lecito. La risposta la lasciamo all'evidenza.
Quindi l'illusione è una cosa, la realtà del campo un'altra: ad oggi tredicesimo posto. Urge comprendere che il livello è stato ed è questo e serve un profondo lavoro in seno al club, nella scelta delle persone e di conseguenza dei giocatori se si vuole competere realmente a livello più alto.
Purtroppo il mercato è cambiato per mille ragioni ed il treno delle disponibilità finanziarie pressochè infinite è passato da quasi un lustro:i risultati potevano arrivare più facilmente quando i vari Chahco, Hines, Datome, Delaney, Melli etc erano il cuore di questa squadra, mentre oggi serve quasi un capolavoro gestionale e di scelte per farcela. Tuttavia va altresì detto che avventure come se ne sono viste in Eurolega (Zalgiris su tutti ma anche altre non giunte alle Final 4) dimostrano che sì, si può fare.

Gli uomini di Olimpia. La gestione, le scelte, la squadra
E' sempre la realtà a dirci senza il minimo dubbio che l'aver affidato ad una sola persona l'integrale responsabilità delle scelte in seno al club è stata un errore i cui effetti negativi si stanno pagando oggi come ieri. Tanto che poi l'inesperienza totale di un allenatore a livello dirigenziale ha causato un peggior rendimento dello stesso anche in panchina, dove non vi erano dubbi sul valore. Non vi erano, appunto, sino a quando il carico di responsabilità ha creato una confusione totale fatta di scelte frettolose senza alcuna imprenditorialità solo dettate dall'oggi che non sapeva guardare al domani in mancanza di una minima strategia.
La squadra di oggi, deve essere chiaro, è la squadra di Ettore Messina, poi affidata da fine novembre a Peppe Poeta dopo un'estate che avrebbe dovuto portare in una direzione ben diversa e che invece ha visto iniziare la stagione con una forma mai vista precedentemente in club professionistici di livello. Suvvia, qualcuno ha memoria di un allenatore che entra nell'anno di scadenza del contratto con al suo fianco un vice che sarà il Coach nelle due seguenti stagioni? Tutti, pochissimi esclusi, avevano dubbi su questa soluzione, tutti hanno avuto ragione. E' stato un altro passaggio senza strategia che si sta pagando oggi.
Milano ha avuto nel frattempo profili di alta professionalità e capacità, si pensi a Gianmaria Vacirca ad esempio, ma li ha persi per una ragione o per l'altra. Milano oggi ha ancora tutte le possibilità del mondo di fare bene, di riorganizzarsi al meglio attraverso la comprensione di quanto non è andato per il verso giusto in questi anni affidandosi alla persone che sanno fare il proprio lavoro con una sorta di chiarezza di ruoli che prima era impossibile per le ragioni ormai arcinote.
Peppe Poeta, l'esperienza ed un squadra sbagliata
Chi segue l'Eurolega da qualche giorno sa bene come sia una competizione che non ha mai risparmiato bordate agli esordienti. Non si considerino come tali i vari Dimitris Itoudis, Chus Mateo e anche attualmente Tomas Masiulis, gente che sì, ha esordito, tuttavia lo ha fatto dopo anni ed anni da vice di Coach come Obradovic, Laso e Jasikevicius.
Peppe Poeta, sballottato in panchina da capo allenatore dopo un inizio di stagione burrascoso per Ettore Messina, peraltro non l'unico nelle ultime stagioni, non poteva certo fare miracoli. Il nuovo allenatore milanese ha fatto cose buone, ha commesso errori (è il primo ad ammetterlo e non è cosa da poco) ma soprattutto ha ereditato una squadra sbagliata che non ha costruito lui.
Si commette un grave errore quando si dice che Poeta sia scelta di Messina: assolutamente no, è scelta della proprietà quindi è opportuno separarne destini e rendimenti eventuali. E non è il primo caso in cui la narrazione si è discostata molto dalla realtà, come accaduto ad esempio per le vicende dell'arrivo di Mirotic e dell'addio di Melli e Devon Hall, solo per citarne alcuni.
Il campo, giudice inappellabile, ci dice che Milano sa giocare al meglio solo ad un certo ritmo. Quando le cose vanno bene diventa inarrestabile, quando si sbatte contro il muro avversario lo si fa ad una velocità che fa molto male e permette grandi parziali anche agli altri.
La mancanza di un playmaker che crei vantaggi e che sappia gestire quel ritmo nei momenti difficili è palese come è palese che non potesse esserlo Lorenzo Brown, praticamente inattivo da 17 mesi all'arrivo a Milano, perchè la stagione al Pana l'aveva vissuta da spettatore privilegiato. In sostanza era dai Playoff del 2024 con quello splendido Maccabi che non si vedeva più il giocatore che avevamo apprezzato. E nel mezzo l'esperienza olimpica con la Spagna nell'estate 2024 è stata semplicemente disastrosa : 78 minuti, 6/14 da due, 1/9 da tre, 5,3 perse, 4,3 di valutazione e -10,7 di plus/minus di media. Numeri “horror” ed iberici a casa dopo i gironi.
E' stato però scelto, lautamente contrattualizzato (2 anni…) e poi si è prontamente capito che non poteva performare al livello richiesto. Se qualcuno avesse dei dubbi a riguardo basterebbe chiedersi perchè in sostanza, a parte qualche timido approccio, nessuno si sia fatto avanti con decisione per rilevarne le prestazioni. Ci è capitato di parlare direttamente con un allenatore di un club europeo di buonissimo livello il quale ci ha detto senza peli sulla lingua di averci pensato per un ruolo da “incursore” per 10-15 minuti, ma dopo avrebbe visionato alcune gare ha deciso di soprassedere senza il minimo dubbio.
Alcuni si pongono domande su Nico Mannion e sul fatto che possa essere la soluzione ai problemi attuali dell'Olimpia ma gioverebbe ricordare che prima di Milano il giocatore si è visto in Eurolega per 27 gare tra Virtus (19) e Baskonia (8) senza lasciare una traccia per così dire indelebile.
Tutto quindi nelle mani di Quinn Ellis? Certo, con la consapevolezza che un ragazzo di 22 anni esordiente nella competizione, seppur bravissimo, non può essere oggi Micic, Campazzo, Bryant, Mike James e compagnia. Non guardare ad esempio al fatto che da sei gare non trovi il fondo della retina dall'arco vuol dire non considerare tutti gli elementi, compresa quella sorta di “rookie wall" contro cui doveva andare a sbattere prima o poi, come accaduto anche ai più grandi.
Va infine aggiunto, altra realtà tecnicamente abbastanza chiara, che nella costruzione di questa squadra non si è mai pensato al problema di un fondamentale come il passaggio. Milano non ha passatori di livello, se non Guduric in determinate situazioni. In un gioco che dopo quei vantaggi che già mancano si basa su scarichi, ribaltamenti ed ulteriori situazioni per migliorare un tiro si tratta di una falla più che determinante.
Referendum Messina v Poeta? Inutile e dannoso
Premettendo che qualsiasi valutazione del genere lascia comunque il tempo che trova e che appare alquanto bizzarro mettersi a paragonare chi ha 30 anni ed oltre di carriera con chi l'ha inviata da poco più di una stagione come capo allenatore, in un "paese di commissari tecnici" è evidente che se ne discuta.
Confermando la premessa ed aggiungendovi che è tema che personalmente appassiona ed interessa il giusto, i numeri dicono qualcosa di significativo.
Peppe Poeta ha allenato in Eurolega 23 gare, vincendone 12 e perdendone 11. Ettore Messina ne aveva vinte 4 e perse 6 in questa stagione.
In LBA Messina si è dimesso quando la squadra aveva un record di 5/3. Da allora Poeta ne ha vinte 11 e perse 3.
Ci sarebbe poi, non certo da dimenticare, il verdetto di Coppa Italia: 3/0 e titolo in bacheca al primo tentativo da capo allenatore milanese per Poeta, cosa che negli ultimi tre anni era sempre sfuggita, negli ultimi due casi in finale contro Napoli e Trento.
Inutile e dannoso oggi ci pare quindi un referendum su chi abbia fatto meglio sul pino milanese, lasciando la parola ai verdetti del campo. Quanto ha fatto Messina in una carriera sino ad un certo punto perfino leggendaria è chiaro a tutti, quanto potrà fare Poeta in un percorso appena iniziato lo scopriremo col tempo, magari con in mano qualche elemento in più di giudizio, a partire da una squadra costruita secondo le sue richieste tecniche.
