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Chus Bueno, CEO di Eurolega, al lavoro sul futuro della manifestazione

La nomina di Chus Bueno a nuovo CEO di Eurolega assume contorni sempre più rilevanti nell'ottica del futuro sviluppo della massima manifestazione cestisca continentale.

Era evidente, e lo abbiamo sottolineato più e più volte, che la scelta di un dirigente di tale esperienza e di tali capacità e contatti su entrambe le sponde dell'oceano fosse una chiave fondamentale di sviluppo e di forza di fronte al presunto assalto di NBA Europe.

Nei giorni scorsi hanno cominciato a circolare voci più o monte chiare riguardo una sorta di rivoluzione del sistema in Eurolega: il tema espansione accompagnato da una crescita globale del prodotto attraverso riposizionamento degli accordi ed una chiaro aumento dei club coinvolti.

E proprio quest'ultima è la chiave verso il futuro: quanti saranno questi club e come verranno coinvolti? Qui entra in scena il concetto di franchigia, tanto caro alla NBA ed assolutamente nuovo nel panorama europeo.

L'Eurolega di oggi e quella di domani

Oggi la competizione vede 20 squadre partecipanti, con 13 licenze "A" appartenenti a Olympiacos, Panathinaikos, Efes, Fenerbahçe, Real Madrid, Baskonia, Barça, Olimpia Milano, Zalgiris, Maccabi, Bayern ed Asvel, oltre al Cska escluso dal 2022. 

Dubai ha una licenza quinquennale, quelle di Valencia, Partizan, Stella Rossa e Virtus Bologna sono triennali, annuale quella di Paris mentre Monaco ed Hapoel partecipano per merito sportivo guadagnato attraverso l'Eurocup.

Delle 13 licenziatarie "A" Real, Fener ed Asvel non hanno ancora firmato l'estensione decennale del proprio accordo. Tre posizioni diverse e , soprattutto, dal peso differente. Se si può considerare un poco marginale la situazione dei lionesi, sebbene la figura di Tony Parker sia di un certo rilievo sul tema dei rapporti eventuali futuri con NBA Europe, l'attesa del Fener pare poter portare all'accordo nel breve, mentre la questione Real Madrid è del tutto diversa.

Il club “blanco” ha mantenuto una certa distanza dalla dirigenza di EL negli ultimi due anni, ma diverse fonti ci confermano come abbia assai gradito la nomina di Chus Bueno a nuovo CEO. Pur non essendoci alcun pronunciamento ufficiale in alcuna direzione, ovvero NBA Europe piuttosto che Eurolega, è noto a tutti che i contatti con la lega di Silver siano una realtà così come una posizione oggi molto più favorevole al futuro di quella di Chus Bueno.

Dopo la comunicazione del piano strategico avvenuta nelle scorse settimane è parso evidente come Eurolega non abbia alcuna intenzione di rimanere quella che è oggi, così come non pare giustamente voler accettare un approdo europeo di NBA senza proporsi come modello esistente ma in crescita e continuo sviluppo. 

Le 20 squadre che parteciperanno all'Eurolega 2025/26

Dalle licenze alle franchigie: stabilità nel futuro di Eurolega 

Come informa Marca, Eurolega ha siglato un accordo con JB Capital Markets incaricando la banca d'investimento di Javier Botin di analizzare il piano di espansione.

Un prima stima attribuisce alle licenze attuali un valore tra i 50 ed i 200 milioni, valore che crescerebbe esponenzialmente se si materializzasse la trasformazione in franchigie, concetto che potremmo tradurre in licenze non più temporali nonché in una  assai maggiore appartenenza ed un ancor più forte legame con con la competizione, cosa che già c'è ma che appunto aumenterebbe in forma e sostanza.

In base a quella stima iniziale di cui si è detto è probabile che il valore di “nuove” franchigie possa essere intorno alla cifra più bassa, all'incirca appunto 50 milioni o qualcosa di più, come ci confermano nostre fonti.

E' fondamentale sottolineare come il nuovo CEO abbia la completa fiducia dei soci attuali, sia quelli firmatari che almeno di due terzi di quelli che devono ancora firmare.

Il passaggio da licenza a franchigia sarebbe, sempre secondo quanto abbiamo appreso, senza alcun costo addizionale per gli attuali licenziatari, sebbene sia tema ancora da approfondire.

Tale epocale rivoluzione è ovviamente fondamentale nell'ottica dell'incremento del valore globale di Eurolega che proprio il piano strategico esposto giorni fa indica in 2,5 miliardi entro il 2029.

Espansione e divisione in conference:  quali sono i nuovi club?

Due settimane fa Marca ha indicato in almeno 6 il numero di squadre che avrebbero manifestato interesse verso il concetto di franchigia futura di Eurolega. Verificando con nostre fonti possiamo confermare che Hapoel Tel Aviv, Valencia Basket e Dubai sono tra quelle, al pari del nuovo Paok Salonicco, la squadrare cui ha recentemente firmato Andrea Trinchieri, forte di una proprietà ambiziosissima e con disponibilità finanziarie di notevole livello. Non saremmo stupiti se a questa lista si aggiungessero i nomi di qualche club turco altrettanto voglioso di mergere e già protagonista a livello europeo in altre manifestazioni come la stessa Eurocup.

Il tema della divisione in conference sembrava sino a poco tempo fa di assoluta priorità nonchè pronto ad essere sottoposto alla votazione dei soci, tuttavia potrebbe esservi un leggero rallentamento.

Tra le tante cose discusse vi è proprio il criterio della divisione. Se è vero che oggi la bilancia pende fortemente verso l'est europeo come livelli tecnici, lo è altrettanto che pensare di distribuire le squadre nelle due future conference in base a cortesi di valori attuali sarebbe un discreto autogol poichè verrebbero meno concetti quali miglioramento dei calendari, nonchè riduzione di tempi e costi legati ai viaggi che possono soltanto fare bene a tutta la competizione in termini di qualità del prodotto.

Per essere chiari se pare palese che l'eventuale “East Conference” oggi vedrebbe Pana, Oly, Fener, Efes, Maccabi, Dubai, Hapoel e Zalgiris ad esempio dalla stessa parte, senza contare le serbe, quindi ovviamente più forte di quanto si troverebbe ad ovest, è ancor più evidente che pensare di bilanciare la competizione sulla base delle forze attuali inserendo nomi dell'ovest europeo da qualche anno meno competitivi rappresenterebbe perfettamente lo sconfessare la direzione di equilibrio di valori e possibilità che è parte fondamentale del piano strategico di crescita. Ci saranno periodi storici con l'est più forte, ce ne saranno con l'ovest predominante, come accaduto in NBA mille volte, tuttavia un concetto di imprenditoria realmente illuminata come quello che si vuole e si deve applicare al futuro della manifestazione non può piegarsi a logiche da assemblea di condominio.

A breve ne sapremo di più tuttavia non saremmo per nulla stupiti se il prossimo anno le cose dovessero rimanere come oggi, ovvero 20 squadre e format esattamente uguale a questa stagione. Ad entrare sarebbe chiaramente la vincente di Eurocup ed in caso di qualche defezione importante (Monaco? Asvel?) si potrebbe allargare il campo alla finalista della stessa manifestazione del piano di sotto.

E' tuttavia assai evidente come proprio quel piano strategico approvato abbia come proprietà il massimo coinvolgimento delle proprietà più importanti attuali e di quelle emergenti: una volta completato il quadro ci si può sedere al tavolo con NBA Europe con in mano il cuore pulsante del basket europeo ed allora nessuno avrà più voglia di arrivare con le ruspe, a meno che veramente non si creda che City e United trovare rivali a livello di coinvolgimento nella palla a spicchi. E qui, ad oggi, ci sarebbe parecchio da ridere.

 

 

 

 

 

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