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La sirena dell'Arena 8888 di Sofia sancisce l'epilogo di una serata in salita per la Virtus Bologna, uscita sconfitta per 109 a 91 nel Round 32 di Eurolega. Più che sul parquet, la vera battaglia per gli uomini di Duško Ivanović era già iniziata in infermeria: presentarsi a questo snodo cruciale senza l'intero reparto guardie (Pajola, Hackett, Vildoza) e con le assenze dell'ultimo minuto di Diouf e Ferrari si è rivelato un handicap insormontabile. L'Hapoel Tel Aviv di Dimitris Itoudis, dal canto suo, ha giocato con cinismo la partita che doveva giocare: ritmi alti, fisicità e un attacco implacabile che ha punito ogni calo di tensione. Le V Nere ci hanno provato con un encomiabile spirito di sacrificio, ma la totale mancanza di portatori di palla titolari ha inevitabilmente prosciugato le energie e la lucidità nei momenti chiave. I ben 109 punti subiti testimoniano la fatica fisiologica di una difesa costretta agli straordinari e alle rotazioni ridotte all'osso. Per Bologna resta il forte amaro in bocca di una sfida giocata di fatto ad armi impari, mentre l'Hapoel festeggia un successo netto su un campo neutro che consolida il suo cammino europeo. Ora, per la Virtus, la priorità assoluta è stringere i denti e sperare di recuperare i pezzi.

La partita

L'Hapoel parte subito con il piede sull'acceleratore, sfruttando le palesi difficoltà in fase di impostazione della Virtus. Gli israeliani attaccano con fluidità e tirano con percentuali irreali (10/10 da due punti e 3/6 da tre nei primi dieci minuti), scavando immediatamente un solco incolmabile. Oturu e Micic guidano la carica, mentre le Vu Nere faticano a costruire e perdono troppi palloni. Primo quarto sul 34-19.

Il copione purtroppo non cambia. L'ingresso di Blakeney dalla panchina dà un'ulteriore spallata all'inerzia: l'esterno è incontenibile e raggiunge rapidamente la doppia cifra. Bologna, a corto di fiato e senza la giusta cattiveria difensiva, alza presto bandiera bianca. Gli isrealiani scavano il solco a metà parziale e si va all'intervallo lungo sul pesante punteggio di 65-40.

Al rientro dagli spogliatoi inizia di fatto un lungo garbage time. I ritmi calano e i due allenatori iniziano a svuotare le panchine per gestire le energie. La Virtus trova un po' di orgoglio affidandosi alle iniziative personali di Alston e Morgan (che chiuderanno la serata a quota 24 punti a testa) e riesce a vincere il parziale, portando il tabellone sull'87-65.

L'ultima frazione è pura accademia e serve esclusivamente a fissare il risultato definitivo. Spazio anche per i giovani, con Baiocchi che esordisce in Eurolega. L'Hapoel controlla senza alcun affanno l'ampio margine, trascinato anche da un ottimo Motley (top scorer dei suoi con 22 punti a referto), fino alla sirena finale che chiude l'incontro sul 109-91.

Le chiavi

Affrontare una squadra da corsa come l'Hapoel senza un vero portatore di palla di ruolo (date le contemporanee assenze di Pajola, Hackett e Vildoza) si è rivelato fatale. La mancanza di un vero creatore di gioco ha ingolfato i meccanismi offensivi della Virtus nel primo tempo, generando possessi lenti e palle perse sanguinose che hanno sistematicamente innescato la letale transizione israeliana. Senza i suoi metronomi, la squadra di Ivanović non è mai riuscita a controllare o spezzare il ritmo della gara.

In una competizione logorante come l'Eurolega, giocare in sei o sette effettivi veri è una condanna tattica. Se nella metà campo offensiva Alston e Morgan hanno tirato fuori l'orgoglio caricandosi la squadra sulle spalle (48 punti in due), in quella difensiva le gambe non potevano materialmente reggere gli uno-contro-uno contro gli esterni freschi di Itoudis o arginare lo strapotere sotto le plance di Johnathan Motley, top scorer dei suoi con 22 punti.

L'impatto fisico e un primo tempo perfetto

L'Hapoel ha imposto fin dalla palla a due una taglia fisica e un'intensità agonistica insostenibili per l'attuale versione delle Vu Nere. Il 10/10 da due punti registrato dagli israeliani nel primo quarto non è solo un clamoroso dato statistico, ma la fotografia di una difesa bolognese che non è mai riuscita a opporre il corpo sui tagli di Oturu o sulle iniziative di Micic e Blakeney. Aver concesso 65 punti nei primi venti minuti ha di fatto chiuso la partita ancor prima dell'intervallo.

 

 

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