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Un'esultanza di Daye nelle finali scudetto 2019
Daye esulta dopo una tripla realizzata

Ha annunciato il ritiro al termine della stagione Austin Daye, protagonista in Italia con la maglia della Reyer oltre che di Pesaro: classe sopraffina, talento cristallino, tantissimi punti nelle mani, genialità da fenomeno e - soprattutto - un vincente. L'ala americana ha vinto in Italia uno scudetto, una Coppa Italia ed una Fiba Europe Cup, da super-protagonista, scrivendo la storia con il club lagunare sotto la guida di Walter De Raffaele.

L'ultima sirena sta per suonare anche per lui, Austin Daye, uno dei giocatori dal talento sopraffino che in Italia ha fatto ammattire tutte le difese e che con la Reyer ha scritto non una ma tre pagine di storia. Classe cristallina, mani da pianista, movimenti cattedratici e idea di onnipotenza quando era in una di quelle serate lì, dove in palio c'erano trofei. A 37 anni il lungo ora a Taipei, lascerà quel rettangolo che l'ha visto super-protagonista, con la maglia di Pesaro e Venezia in Italia e con quella di San Antonio in NBA, con cui ha vinto un anello.

Ci sono quattro date scolpite nella memoria dei tifosi oro-granata, tutte importanti a modo loro (due più delle altre), dove il talento di quel fenomeno chiamato Austin Daye usciva da ogni angolo ed era presente lì, in ogni tiro che il numero #9 rilasciava dolcemente verso la retina di cotone. 22 giugno 2019, 13 febbraio 2020, 15 febbraio 2020 e 16 febbraio 2020. La prima data è quella del tricolore conquistato in laguna da MVP, la seconda è quella del canestro celestiale allo scadere dell'overtime in testa a Teodosic nei quarti di Coppa Italia, la terza è quella del la semifinale della stessa manifestazione contro Milano in cui fa ammattire un professore del basket come Luis Scola, la quarta è il trionfo nella "sua" città (Pesaro) con la maglietta della Reyer nella finale di Coppa Italia contro Brindisi con annesso premio di MVP.

Daye MVP di Coppa Italia 2020
Daye esulta dopo il canestro con la Virtus

Daye si ritira: talento, genio ed i trionfi con la Reyer

L'arrivo di Austin Daye a Venezia è strettamente legato all'infortunio (gravissimo) rimediato da Orelik, un'opportunità che - dunque - la Reyer ha saputo cogliere a fine febbraio del 2018, quando c'era uno scudetto da difendere. Il talento sopraffino del lungo americano ha illuminato fin dall'inizio il Taliercio, seppur a targhe alterne: l'impressione che lasciava era quella di un giocatore semplicemente dominante quando la testa era lì, sul pezzo, connessa con la partita. Per qualcuno il classe 1988 è stato un grande “what if”, ma la realtà dice comunque qualcosa di diverso perché i trofei vinti da protagonista non sono certo quelli dei campielli veneziani, con tutto il logico rispetto: FIBA Europe Cup, scudetto, Coppa Italia ed un anello NBA. Avrebbe potuto fare ed ottenere qualcosa in più? Forse sì, vedendo il talento smisurato di cui disponeva, ma quello che abbiamo ammirato a Pesaro prima e Venezia poi è qualcosa che oggettivamente non si è visto ogni giorno.

Immaginarsi un lungo di 211cm con il talento di un “piccolo” ed i movimenti da vero ballerino non è così facile, ma per riuscirci basta semplicemente accedere a qualsiasi clip video relativa ad Austin Daye, un signore del parquet che sapeva esaltarsi quando la palla scottava e che da protagonista ha vinto scudetto e Coppa Italia con la Reyer. Il nome del #9 è legato a doppio filo alla città di Pesaro (inutile dire che tutto è riferito a papà Darren Daye, che nelle Marche vinse da super-protagonista) ed a quella di Venezia, dove ha giocato per 5 stagioni e con cui ha giocato 224 partite, diventando l'undicesimo di sempre per presenze: l'Italia nel cuore - dunque - per un ragazzo che è arrivato come “figlio del fenomeno” e ne esce da vincitore. Uno scudetto da MVP con 14 punti di media a partita e dei playoff giocati da extraterrestre, una Coppa Italia vinta a Pesaro con la canotta oro-granata, esponendo una pallacanestro celestiale, esaltato probabilmente dal giocare in una città che gli è rimasta nel cuore. Dal 3 maggio - però - non vedremo più magie del fuoriclasse americano, che in Italia ha dominato. Il signore del Taliercio appende la canotta al chiodo, ma a restare saranno tutti quei quadri che ha “dipinto” con canestri e giocate da vero fenomeno.

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