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Sergio Scariolo, il Real si interroga sul futuro

E' inutile nasconderlo, la sconfitta del Real Madrid contro Tenerife nei quarti di finale dei Playoffs di Liga Endesa ha tutte le sembianze di un disastro

Non serve scomodare Giannis Antetokounmpo e le sue dissertazioni sul concetto di fallimento o meno, è chiaro che una squadra costruita per vincere tutto che si ritrova a mani vuote anche in patria fa rumore, molto. E se quella squadra si chiama Real Madrid è evidente che quel rumore assuma proporzioni pazzesche.

Cosa ci si può attendere nel futuro del club più importante del mondo, dove il concetto di vittoria è irrinunciabile?

Da Messina a Scariolo, “zero tituli" che pesano ed il precedente con Chus Mateo

Erano 15 anni che il Real non chiudeva una stagione senza titoli. Poco positivamente per la pallacanestro italiana tutto ciò avvenne l'ultima volta con Ettore Messina in panchina, dimessosi nel febbraio 2011 (anche la stagione precedente col coach catanese vide i blancos in… bianco), per poi ripetersi quest'anno sotto la guida di Sergio Scariolo.

Nella storia del club, come hanno fatto prontamente notare i media iberici, ci sono state 15 stagioni senza successi. Solo in 5 casi l'allenatore è rimasto al suo posto. Accadde con Lolo Sainz nel 1985, con Zeljko Obradovic nel 1996, proprio con Scariolo nel 2001, con Joan Plaza nel 2008 ed infine con Messina nel 2010. In tutti gli altri casi i vari George Karl, Clifford Luyk, Wayne Brabender, ancora Scariolo, Javier Imbroda, Julio lamas, Bozidar Maljkovic e Joan Plaza sono stati esonerati.

C'è un altro dato che la stampa della capitale ha subito sottolineato: nella storia del Real ci sono stati 97 allenatori, 63 nel calcio e 34 nel basket. Solo Scariolo ha vissuto tre stagioni senza alcun titolo.

Lo scorso anno Chus Mateo vinse 30 delle ultime 31 gare di Liga, trionfando per la seconda volta consecutiva in campionato (una sola sconfitta in due anni di finali, quella del famoso fallo in attacco di Musa a Malaga): il risultato fu l'esonero nonostante il contratto.

Quest'anno Sergio Scariolo ha perso 8 delle ultime 9 di Liga, uscendo ai quarti.

Questi sono dati, sono numeri che in un club come il Real pesano doppio se non triplo, perchè vincere non è un'opzione, è ciò che tutti si aspettano dalla “casa blanca”.

Il mercato sontuoso e lo staff allargatissimo

La critica più feroce sottolinea il mercato sontuoso estivo, peraltro dopo una stagione precedente in cui i dirigenti del club agirono decisamente poco e male, sorpresi dall'addio agostano di Yabusele, mai sostituito, e non pronti a reagire agli infortuni di inizio stagione di Garuba e di Feliz. Dennis Smith, inguardabile per forma fisica, e Bruno Fernando, ininfluente, giunsero tardi  e con ben poco costrutto.

L'estate della firma di Scariolo ha portato Trey Lyles, Chuma Okeke, Theo Maledon, David Kramer (queste ultime due operazioni già chiuse prima dell'arrivo del coach), Gabriele Procida ed Izan Almansa. Qualità indiscutibile, rendimento un po' meno.

Al tecnico bresciano si imputa il totale inutilizzo di Almansa, quello molto a singhiozzo di Procida, la mancata esplosione di Maledon, su cui si contava moltissimo, un Chuma Okeke vittima dei regolamenti pressochè inutilizzabile in Liga, la poca fiducia in David Kramer ed un Trey Lyles che a tratti ha fatto innamorare, ma appunto a tratti, vedi la serie con Tenerife.

Caricare il solo allenatore della totalità delle responsabilità è un errore marchiano, ancor più quando si parla di Sergio Scariolo, mente cestistica di livello assoluto: i giocatori ci hanno messo del loro sicuramente e non si parla solo dei nuovi arrivi, come vedremo in seguito.

Ciò che si imputa maggiormente a Don Sergio è la composizione di uno staff in stile NBA con una valanga di collaboratori che alla fine non sono parsi dare ciò che ci si attendeva. In particolare è finito nel mirino della critica Luis Guill, storica spalla dell'allenatore italiano in nazionale come specialista della difesa, quella difesa che ha tradito in tutti i momenti decisivi e comunque in generale tutto l'anno.

Atene: valore altissimo o solo reazione emotiva?

Solo due settimane fa il Real ha giocato una finale di Eurolega stratosferica, meritandosi una valanga di elogi nonostante la sconfitta contro l'Oly.

Com'è possibile che una squadra che si batte con tale onore, efficacia e valore contro i campioni dell'Olympiacos sino all'ultimo possesso, una squadra peraltro reduce da un'ottima Eurolega, possa crollare così miseramente contro Tenerife, ancor più dopo aver asfaltato gli isolani 48 ore prima in gara 2?

Il sospetto che Atene sia stata una prova molto emotiva, chiaramente da “underdog” che ha voluto provare a ribaltare ogni pronostico, è diventato improvvisamente qualcosa di più di una semplice pensata fuori dal coro.

Senza centri, contro la milgior squadra d'Europa da 5 stagioni, quando tutto era dato per perso, ecco la reazione, emotiva appunto.

E' un discorso che ci può stare ma anche limitatamente, poichè quanto messo in campo da Scariolo e dai suoi in quel pomeriggio ateniese ha dei valori tecnici altissimi.

Quindi Ok l'emotività, ma non può essere solo quella.

Finali ed “elimination game”: il conteggio fa paura

C'è un dato oltremodo negativo che accompagna questo gruppo negli ultimi anni. E qui ovviamente si fa maggior riferimento al nucleo storico, coinvolgendo solo parzialmente i nuovi arrivati. 

Dopo il febbraio 2024, quando la squadra allora allenata da Chus Mateo vinse la Copa del Rey a Malaga, ci sono 6 sconfitte consecutive nelle finali disputate.

Nel maggio 2024 a Berlino contro il Pana (EL), nel settembre dello stesso anno la Supercopa contro Malaga, a febbraio 2025 la Copa sempre contro gli andalusi, nel settembre 2025 ancora la Supercopa contro Valencia e quest'anno prima la Copa del Rey contro il Baskonia e poi la finale di Eurolega contro l'Olympiacos.

Aggiungiamoci pure gli ultimi due “elimination game”, la scorsa stagione di EL contro l'Oly e quest'anno contro Tenerife e si vede che il dato delle gare che assegnano titoli o garantiscono una sorta di “survive and advance” diventa preoccupante. Stupisce molto in presenza di tali profili di esperienza e valore.

Sul parquet la difesa è stata un problema da inizio anno. E niente alibi

La difesa è la causa tecnica numero uno della stagione in bianco del Real.

Tanti problemi da inizio anno e non inganni il 113,9 che ha posto i madrileni al terzo posto come “difensive rating" (punti subiti per 100 possessi) in EL. Nelle gare che contano dietro si è sofferto troppo.

Nelle 8 sconfitte su 9 gare che hanno chiuso la stagione di Liga sono stati concessi rispettivamente 101, 88, 89, 88, 94, 98 e 107 punti a Breogan, Bilbao, Penya, Baskonia, Manresa ed infine due volte a Tenerife. Molte sono state partite di preparazione alla Final 4, ma quella famosa incazzatura di Scariolo al Nou Congost avrebbe forse dovuto far riflettere.

Valencia ha superato i blancos in Supercopa segnando 98 punti, il Baskonia ne ha messi 100 in finale di Copa del Rey mentre l'Oly ha detto 92 in quella di Eurolega. Poco meno di 97 punti subiti nelle gare che assegnavano i titoli quest'anno sono un'enormità, una montagna impossibile da scalare anche per un eventualmente brillantissimo attacco.

Non si raccolgano, per piacere, le lamentazioni sulle assenze. Se è vero che al Real mancavano Tavares, Len e Garuba, è bene ricordare che Tenerife si è presentata senza Fitipaldo, Shermadini, Guerra e Giedraitis. Fate voi le proporzioni.

Scariolo sì, Scariolo no: i valori ed i dirigenti oltre il problema

Ovviamente l'ambiente madridista si interroga: continuare con Scariolo oppure no?

Da sempre contrario agli avvicendamenti in panchina in corso d'opera, lo confermo anche all'interno dei contratti che preferirei vedere rispettati per portare a termine un reale progetto, sempre che questa parola abbia un senso nello sport di vertice di oggi.

E' chiaro che Sergio Scariolo ha delle responsabilità importanti, anche nella stessa serie contro Tenerife in cui ci si poteva aspettare qualcosa che uscisse dal suo cilindro per girare un'inerzia mai stata nelle mani madridiste in gara 3, tuttavia limitarsi all'allenatore sarebbe troppo facile.

Diciamola tutta, nel caso di Don Sergio si parla di un coach di categoria superiore, senza se e senza ma. Quanto fatto in Eurolega ed in una lunga porzione di Liga è davanti a tutti e non si può negare. Altrettanto va valutato il risultato assai negativo di due finali di Supercopa e Copa, quest'ultima soprattutto, in cui di giustificazioni ce ne son ben poche. Madrid aveva tutto per vincere, forse perfino stravincere, e non lo ha fatto.

Sul fatto che poi alcuni giocatori siano parsi il fantasma di se stessi è chiaro che siaresponsabilità individuale che però va di pari passo condivisa con chi ha guidato queste scadenti prestazioni. Le facce dei giocatori in panchina ed in campo in gara 3 contro Tenerife sono paradigmatiche.

E la dirigenza? Siamo sicuri non abbia alcunché da rimproverarsi in questo stagione? La rivoluzione estiva ha fatto crescere il club oppure l'ha lasciato allo stesso livello dello scorso, pessimo anno?

Servirà grande lucidità nelle prossime settimane da parte della proprietà, già alle prese con una sezione calcio che ha chiuso un anno tragico. Continuare con Scariolo verrebbe dire dare totale fiducia all'allenatore bresciano ma se lo si farà urge che quella fiducia sia veramente totale nella pratica e non solo a parole, altrimenti al primo inciampo stagionale si rischierà di deragliare e sarà probabilmente troppo tardi.

Cambiare, va detto, costerebbe una fortuna visti i due anni residui di contratto del coach.

SuperMario Hezonja, quale futuro e con che ruolo al Real?

Leader veri o presunti: il tema Hezonja va approfondito

Il nome di Mario Hezonja torna sulla bocca di tutti e lo fa a ragione.

SuperMario ancora una volta non è sembrato il leader di cui questa squadra ha bisogno. Orfana dei vari Felipe, Chacho, Rudy e Jaycee, con il solo Llull a rappresentare la storia vincente del club, il croato è parso al solito più efficace nelle parole che nei fatti.

Lo scorso anno, dopo la vittoria in Liga, lamentava apertamente nel mezzo dello spogliatoio festa che sarebbe servito un cambiamento perchè era stata una stagione “di merda” (testuale). Inutile sottolineare a chi si riferisse…

Il cambiamento c'è stato, le mostrine da comandante sono finite sulle sue spalle tuttavia la cosa ha avuto un effetto soltanto negativo.

Il talento è semplicemente unico, la tecnica è ampiamente superiore alla media ma ancora una volta è mancata l'attitudine al lavoro di squadra. E rimbombano le recenti parole di Nurkic sull'insuccesso di Mario in NBA.

Ora la scelta è tanto chiara quanto complicata: vale la pena di svenarsi sul contratto del croato penalizzando eventuali nuovi arrivi di qualità e nei fatti togliendo la leadership a chi invece negli anni ha dimostrato di meritarsela come accaduto per Tavares e Campazzo, gente di poche parole e molti fatti, soprattutto quando conta? 

Futuro tra mercato e passaporti

Gaby Deck giocherà da passaportato e questa è una grande notizia in ottica Liga. Per Chuma Okeke, che ha contratto, la situazione della possibilità di utilizzarlo come Cotonou si è complicata e questo potrebbe incidere sulle scelte di mercato.

A livello di “cupos”, cioè spagnoli o formati, vi è un grande problema. Garuba è fuori per buona parte della prossima stagione, Tavares al momento non si sa quando rientrerà ed Almansa vuole la NCAA. Restano Llull, Hezonja ed Abalde. Quest'ultimo unica certezza, mentre del futuro di SuperMario al solito si discute intensamente. Llull potrebbe continuare per l'ultimo anno posticipando il ritiro ma non possono bastare questi tre nomi.

Serve agire decisamente sul mercato interno ed è cosa complicatissima perchè di giocatori spagnoli o equiparati “da Real” ce ne sono veramente pochi e quelli che ci sono costano tanto, forse troppo anche per le generose casse madrilene.

La primavera è già calda, l'estate blanca sarà rovente.

 

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