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Moses Wright lotta contro tutto il Maccabi
Moses Wright, Olimpia - Olimpia Milano X

L'Olimpia cade malamente nella Belgrado adattata per il Maccabi. Una serata peggiore di quella di Vitoria, una partita da cui c'è poco da salvare. Prima vittoria per gli israeliani in questa stagione di Eurolega, meritamente vittoriosi 97-79.

La partita

Due squadre che per ora non hanno brillato. Se è eccessivo ancora usare il termine deluso, sicuro hanno mostrato difficoltà, da mettersi alle spalle nella notte di Belgrado. Il “terrible approach” dell'ultima trasferta di Baskonia, è ritardato di pochi possessi. Milano subisce un 12-0 dopo un timido vantaggio iniziale (17-7). 

Se gli attacchi, specialmente quello milanese, non vivono di grande fluidità, le difese sono sicuramente peggio. L'Olimpia entra in partita senza particolari fiammate e torna in scia nel finale di primo quarto. La partita diventa un lungo inseguimento per gli uomini di coach Poeta. Il Maccabi segna a piacimento, Milano non reagisce con intensità e solo quando arriva la doppia cifra di margine riesce a mettere insieme buoni momenti, specialmente quando anche i gialloblu attingono dalla panchina. 

Il Maccabi ancora allunga (49-38) con le triple di Madar e Lundberg, trovando però una manciata di azioni di intensità dei milanesi sui due lati, che torna a -4. Tuttavia la ripresa non serve a cambiare inerzia. La squadra di Kattash dimostra maggiore energia, che aiuta a trovare ritmo, trovando pian piano sempre minor opposizione da parte dell'Olimpia. Wright e Peters provano a tener vicina Milano, Bolmaro è irriconoscibile e la stoppatona di Thompson su 1vs0 di Madar, sembra un lumicino per suonare la carica.

Non sarà così. Matthews e ancora Wright mettono delle giocate positive, ma servono per evitare un crollo che pare inevitabile. Il Maccabi ha scelte facili ogni volta che il vantaggio si assottiglia e non perde fiducia. 7-0 per chiudere il terzo parziale, caratterizzato da palla molta ferma per Milano e canestri facili per il Maccabi (74-62). L'ultimo periodo si chiude presto, con l'avvento di Bonzie Colson, già anno scorso caldissimo al PalaLido quando vide il rosso dell'Armani. 9 punti consecutivi, senza errori e la fuga è completa, complice le difficoltà a costruire tiri facili per Milano. Il Maccabi tocca anche il +21, la sostanza non cambia. I gialloblu portano a casa la prima W, raggiungendo Milano a quota 1-3.

Le chiavi

L'approccio. Se già nelle ultime partite, coach Poeta non aveva fatto segreto della sua insoddisfazione, con questa performance non potrà di certo aver ricevuto i segnali che cercava. Passività, scarsa energia, una squadra piatta. Non è tempo di far catastrofismi ma è difficile spiegare un atteggiamento così spento, in una fase embrionale della stagione. Se le difficoltà tecniche possono esser messe in preventivo, non si capiscono quelle morali, specialmente dopo la Supercoppa vinta, anche grazie alla solidità mentale.

Difesa preoccupante. Milano non aveva mai mostrato particolari serate di altissimo livello difensivo. Sicuramente perplessità, nate dopo Belgrado, confermate dopo Vitoria, lampanti stasera. Un grande però. Senza energia nessun sistema difensivo funziona. Se alcune pecche potevano esser sopperite dall'intensità, la notte della Nikolic Hall ha mostrato ulteriori passi indietro. Battuti costantemente dal palleggio, ritardo nelle reazioni e rassegnazione nella lotta fisica. Aggiungendo sbilanciamento nella transizione difensiva, con spesso il Maccabi a chiudere contropiedi con grande superiorità numerica. Due dati. Il primo emblematico, è aver concesso 97 punti al peggior attacco fin qui dell'intera Eurolega. Il secondo, concedere quasi il 70% da 2, segnale di un'opposizione insufficiente. Certo un campione piccolo, sicuramente un sintomo delle difficoltà milanesi.

Attacco asfittico. Ci sono meriti del Maccabi, che in stile Kattash, sembra metter chilometri nel suo motore diesel, sperando di non ingranare troppo tardi, come successo nella scorsa stagione. Ma anche per gli israeliani c'è molto da lavorare nella metacampo difensiva. Eppure Milano è vissuta quasi esclusivamente di fiammate offensive estemporanee. Escluso per Moses Wright, capace di registrare numeri sempre notevoli, Milano non trova costanza e stasera anche pochi momenti positivi. La correlazione tra le due metacampo non aiuta. Subendo spesso canestro non si genera transizione, ossigeno per la squadra di Poeta attualmente. Scarsa fiducia e attacchi che finiscono spesso con soluzioni da creare dopo palla ferma o passata passivamente. Il tutto nonostante il dato positivo a rimbalzo (36-27) che più che magra consolazione è ragione di esser rimasti in scia sino agli ultimi dieci minuti.

I protagonisti

Buona partita per Yam Madar, 17 punti, con i soliti alti e bassi che lo hanno spesso contraddistinto. Sicuro talento offensivo non sempre abbinato a lucidità, ma stasera sufficiente per trovare canestri e tanti liberi. Solido come sempre, Bonzie Colson, 15, elevando il suo livello nel momento della fuga decisiva. 13 per Hoard e 12 per Sorkin, a garanzia di un rendimento costante con la loro interscambibilità.

In casa Olimpia da segnalare Wright in positivo. Non la faccia della convinzione, anzi molto più quieto rispetto alle sue precedenti esperienze, ma i numeri son sempre li da vedere. 23 (9/10 dal campo), 8 rimbalzi e 32 di valutazione. Onestamente non si prescinde da lui. Peters ne segna 12 ma sembra rimasto alla versione Olympiacos, almeno come ruolo. Troppo tangenziale, ancora con gerarchie che sembrano da gregario di lusso. Non abbastanza per il momento milanese. Mathews qualche flash, pure in una serata da 1/6 dall'arco, forse il dato meno rilevante. Un tiratore continua sempre a tirare. 

Caso a parte per Leandro Bolmaro. Barometro nella scorsa stagione delle serate Olimpia, dopo una Supercoppa a flirtare con l'Mvp il buio. Anche stasera, enormi difficoltà offensive, sfociate in palle perse banali e un'assenza anche d'intensità, onestamente sconosciuta all'argentino. 

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