Milano così è senza speranza. Basta alibi dopo Valencia
Al Forum di Assago l'Olimpia ha ospitato Valencia, squadra del grande ex Armoni Brooks e del sogno estivo irrealizzabile TJ Shorts.
Milano-Valencia non era certo una sfida dal grande passato in Eurolega, se è vero che prima di ieri si era disputata solo 14 volte, di cui 12 tra il 2017 ed il 2026, con 8 successi meneghini e 6 taronja, con entrambe le squadre a conquistare io 50% delle W in casa e la stessa percentuale fuori.
Le ambizioni di inizio stagioni erano però alte per entrambe le squadre, sino a ieri rispettate per gli spagnoli e decisamente disilluse per gli italiani. Ancor più dopo la gara.
La notte del Forum, in partenza occasione di rimpianti per Milano vista la presenza di un ex come Armoni Brooks e di TJ Shorts, fiore mai sbocciato (in realtà nemmeno piantato) nel giardino del mercato biancorosso, ha confermato che oggi l'Olimpia non gioca una pallacanestro da Eurolega. Cifra tecnica minima ed applicazione dello stesso livello.
73-84 di un finale che lancia un Valencia per nulla trascendentale nell'occasione a 7/3, mentre lascia i meneghini ad un desolante 1/9, roba da Baskonia, ovvero attualmente il peggio che ci sia da qualunque punto di vista.
La gara: niente di che
Si potrebbe parlare del 2-20 iniziale, immagine perfetta del presente biancorosso, si potrebbe essere più positivi guardando a Leandro Bolmaro, unica luce in un buio totale, si potrebbe sottolineare una difesa che ancora una volta concede 17 rimbalzi offensivi, ma si dimenticherebbe un attacco che nelle ultime 4 uscite europee ha segnato 81, 75, 78 e 73 punti, in direzione opposta a dove va il gioco oggi. Si potrebbe altresì ragionare sul fatto che tutto sommato i tanto temuti TJ ed Armoni hanno giocato discretamente ma non certo ai livlli recenti, con il solo Kam Taylor veramente di categoria, ma servirebbe magari di più ragionare sul fatto di esser stati battuti, ed anche abbastanza tranquillamente, da gente come Sako, Cardenas e Osetkowski, che con tutto il rispetto non sono Vezenkov, Fournier e Milutinov.
La squadra di Xavi Albert, non certo nella sua miglior serata, ha semplicemente fatto il suo attendendo che il fuocherello fatuo milanese si spegnesse da solo. Come sempre.

Si potrebbero dire tante cose quindi, soprattutto tecniche, ma prima di quelle urge provare ad analizzare le ragioni di un rendimento oltremodo misero, magari allontanandosi dagli alibi tipici di questo mondo in cui quando non si performa si punta il dito, ma ancor più spesso lo si fa in direzione altrui. La cultura dell'alibi, appunto, l'opposto della cultura sportiva, quella che da queste parti manca da tempo.
Il campo è un disastro, ma fuori?
Puntare il dito, quindi, sport nazionale se ce n'è uno. E' colpa di Poeta, è colpa di Baiesi, ci sarebbe pure Stavropoulos ma stranamente non è mai citato tra i responsabili, oppure è colpa di Peters, di Guduric o di Moses Wright, senza dimenticare Hall e Bolmaro, tutti brocchi che negli ultimi anni hanno soltanto dominato gare di Final 4 e sono stati nominati nel primo quintetto di Eurolega…
Magari una piccola deviazione del percorso dal Forum verso Via Borgonuovo, sede storica del gruppo, andrebbe valutata.
Non è questione di "pesce che puzza sempre dalla testa", sarebbe limitativo, andrebbe semplicemente valutato ciò che la proprietà chiede ai suoi stipendiati cestistici, dal primo all'ultimo.
Ci raccontava in estate un procuratore di un importante agenzia straniera che «A Milano si va per starsene tranquilli, guadagnare bene, essere pagati puntualmente ed aver tutti i comfort possibili in assenza di pressione e di richieste di un certo profilo. I giocatori si accordano, firmano e poi si siedono».
Drammatica considerazione ci verrebbe da dire, ma non certo lontana dalla verità.
Ragionandoci sopra si può arrivare alla conclusione che non è tanto vero che quanto richiesto ai giocatori, ai membri dello staff ed a tutti in generale sia poco (in effetti pochino lo è), il problema sta più nel fatto che quando Tizio o Caio non fanno quanto richiesto non vi siano conseguenze.
Ettore Messina, la cui gestione continuiamo a ritenere tremenda, chiedeva tutto all'estremo e chi non rendeva secondo i suoi canoni era fatto fuori in due minuti (Dimitrijevic, TLC, D.Thomas solo per citarne alcuni) e nel momento di difficoltà chiedeva, e prendeva, giocatori grazie alla sua illimitata possibilità operativa.
Oggi cosa si fa con i vari giocatori dal passato estremamente importante che stanno letteralmente facendo schifo?
Si è liberi, come si è già accennato, di pensare che il mercato estivo sia stato sbagliato, che Peters, Wright e Hall siano dei brocchi, o meglio lo siano diventati, come Guduric, colpiti da una sorta di maledizione del Forum dopo aver deciso con altre maglie Final 4 od essere stati nominati nel primo quintetto di Eurolega.
Si è liberissimi di pensare che Baiesi, uno che nella sua vita ha creduto in gente come un quasi sconosciuto Keith Langford, piuttosto che portare un giovanissimo Juancho Hernangómez a Bamberg prima che questo scegliesse la NBA (pagato buyout ai tedeschi), oppure costruire un Bayern capace di arrivare ad una partita (anche un possesso…) dalle Final 4 di fronte a colossi come l'allora Olimpia od il Barça, od ancora successivamente mettere insieme con quattro spicci un backcourt bavarese con Carsen Edwards, Bolmaro, Bonga, Francisco e Weiler-Babb.
Si può poi pure ritenere un errore aver firmato Alec Peters ad una cifra ragionevolissima, precedendo tutti, quando poi dopo la straordinaria finale di Eurolega del giocatore fioccavano offerte al doppio.
Tutto si può dire e pensare soprattutto oggi nel momento in cui tutto va nella direzione sbagliata, è assai lecito, tuttavia andrebbero sviscerate alcune situazioni che darebbero un quadro più completo.
Se per quel “mercato sbagliato” sarebbe sufficiente chiedere agli addetti ai lavori e trovarne uno, ma uno vero e di campo, che sostenga la teoria degli errori estivi, va assolutamente detto che a Milano i giocatori si prendono sulla base delle indicazioni e dell'approvazione degli allenatori. Prima Messina da plenipotenziario, oggi Poeta con un ruolo inferiore come ampiezza ma sempre decisivo. Non vi sono scelte di giocatori che vengano avallate e portate a termine solo dalla dirigenza.
Quindi se questo quel giocatore sta rendendo in modo largamente insufficiente gioverebbe analizzare anche alcuni fatti che magari hanno concorso a farlo diventare improvvisamente un brocco o simile. E di esempi, tecnici o meno, ce ne sono parecchi.
Chi scrive ha avuto occasione di vedere di recente dal vivo la gara di Cantù ed un paio di cose sono parse almeno stupefacenti. Perchè Moses Wright, ad esempio, fa un riscaldamento del tutto insufficiente? Non è casuale che poi inizi la gara con esitazioni da categoria bassissima, rifiutando di attaccare Moraschini in post piuttosto che scaricando su uno “short roll" che proprio short non era tanto che avrebbe dovuto portarsi a casa ferro e tabellone.
Perchè Marko Guduric ha passato gli ultimi 10 minuti dello stesso riscaldamento seduto in panchina? La domanda è lecita, se ci sono risposte logiche siamo tutti pronti ad ascoltarle.
Si tratta di cose permesse senza che lo staff intervenga? Sono cose concordate e nel caso in base a cosa?
E' normale che nello stesso momento della gara vi siano in piedi a parlare Coach Poeta e gli assistenti Kovacic e Serravalli, ognuno con giocatori diversi, mentre il primo assistente Marco Ramondino, scelto personalmente da Poeta nonchè decisamente l'allenatore con la maggior esperienza di tutto lo staff, sia seduto in panchina? Anche in questo caso se vi sono risposte logiche la disponibilità ad ascoltare è assai ampia.
Gerarchie, organizzazione, richiesta ai giocatori: ci sono troppi dubbi attorno a questa Olimpia, sul campo come fuori.
Se la soluzione a tutti i problemi si ritiene che sia il mercato, spesso fiera delle illusioni nonché della polvere nascosta sotto al tappeto, liberi di farlo, è un'opzione e può anche essere realtà, tuttavia a quel partito, in questo caso, non ci iscriviamo.
Perchè prima di aggiungere giocatori sarebbe gradito “appendere per le palle" (scusate ma è il termine migliore…) chi fa un cambio difensivo con l'intensità di un burraco in una casa di riposo, chi si palleggia sul piede con la facilità di un Under 12, chi si perde un taglio con la leggerezza di un vacanziero distratto piuttosto che chi si lamenta del proprio minutaggio nonostante l'incapacità di dare qualcosa quando chiamato in causa. Fatto quello, ed oggi non lo si fa, allora va bene il mercato, ma prima ci pare un ritorno a quel servirsi di alibi per mascherare la mancanza di cultura di campo e sportiva in generale.
