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Peppe Poeta celebra così la vittoria dello scudetto 

"Non so da dove partire. Sicuramente nell'anno della memoria di Giorgio Armani fare il primo triplete nella storia Olimpia mi riempie di orgoglio farne parte. Ringrazio la squadra, sono stati speciali, unici. Mi hanno dato fiducia a me, un rookie allenatore. Mi sono stati vicini, mi hanno dato tantissimo durante l'anno. Ringrazio la proprietà, speciale. Mi ha sempre supportato. Baiesi e Stavropoulos. Un pensiero va a Messina, il triplete è condiviso, e condividerlo con una leggenda come lui è un onore speciale. Perché la squadra l'ha fatta lui, il primo trofeo l'ha vinto lui: è importante sottolinearlo. Dottori, lo staff tecnico, la mia famiglia, Riccardo, un ragazzo speciale che sta poco bene e ci ha mandato un video per supportarci, e basta. Se domani vedo un pallone arancione lo buco. Sono stanco, ma sono il più contento del mondo. Non svegliatemi se sto sognando. Il mio secondo anno da allenatore, vincere due trofei con questa maglia pesante, su questa panchina importante, è qualcosa di unico. Ancora non sto realizzando, ma mi viene la pelle d'oca a pensarci".

"Non so da dove partire. Sicuramente nell'anno della memoria di Giorgio Armani fare il primo triplete nella storia Olimpia mi riempie di orgoglio farne parte. Ringrazio la squadra, sono stati speciali, unici. Mi hanno dato fiducia a me, un rookie allenatore. Mi sono stati vicini, mi hanno dato tantissimo durante l'anno. Ringrazio la proprietà, speciale. Mi ha sempre supportato. Baiesi e Stavropoulos. Un pensiero va a Messina, il triplete è condiviso, e condividerlo con una leggenda come lui è un onore speciale. Perché la squadra l'ha fatta lui, il primo trofeo l'ha vinto lui: è importante sottolinearlo. Dottori, lo staff tecnico, la mia famiglia, Riccardo, un ragazzo speciale che sta poco bene e ci ha mandato un video per supportarci, e basta. Se domani vedo un pallone arancione lo buco. Sono stanco, ma sono il più contento del mondo. Non svegliatemi se sto sognando. Il mio secondo anno da allenatore, vincere due trofei con questa maglia pesante, su questa panchina importante, è qualcosa di unico. Ancora non sto realizzando, ma mi viene la pelle d'oca a pensarci". Il commento iniziale 

ll momento più complicato e quello migliore

"Non riesco a trovare un momento più complicato. Forse prima della Coppa Italia, abbiamo perso due partite in campionato, una brutta sconfitta in EuroLega. Quella settimana, che più o meno è coincisa con il taglio di Lorenzo Brown. Prendere una decisione del genere, al mio primo anno, era una cosa forte. Forse è quello il momento che ricordo di maggiore criticità. Poi la Coppa Italia ha dato un po' di sollievo e rilancio. L'EuroLega l'ho vista diversa da tutti: secondo me abbiamo fatto un'EuroLega assolutamente dignitosa per quanto era la competizione forte e gli infortuni avuti. Poi abbiamo perso tante partite dove ci hanno rimontato. Ma non credo alla fortuna e alla sfortuna, se ti rimontano ti manca qualcosa. E onestamente vedere i playoff di EuroLega, non meritavamo di essere lì. Non eravamo nemmeno vicino al livello di quelle squadre. Non la giudico così negativa come lo è stata giudicata. Il momento migliore della Coppa Italia, ci ha ridato fiducia. E appena è finita l'EuroLega abbiamo fatto tre settimane di allebamento devastanti. L'intensità a livello incredibile: da lì in poi abbiamo sbagliato una partita, Gara 3 a Venezia, ma con grandi meriti della Reyer. Le ultime 16/17 partite di questa squadra non ricordo una partita difensiva negativa se non quella dell'altro giorno. Il livello difensivo è cresciuto clamorosamente. Ne sono orgoglioso".

La prova di Marko Guduric
 

"Marko l'ha chiusa da califfo. Sono contento per lui, ha vissuto una stagione molto difficile. Ma  è un ragazzo super, ci ha messo sempre la faccia, forse uno di quelli che ha saltato meno partite. Ed è il primo a non essere contento del rendimento di tutto l'anno. Ma c'è da dire che nelle tre partite di Coppa Italia, e stasera, ha messo il timbro".

 

Guduric al tiro
Guduric al tiro dai 5 metri

Il modo di allenare
 

"Come ho sempre detto, non scendo a compromessi sul mio essere. Sono come sono. Se funziona bene, altrimenti non funziona. Non scendo a compromessi sul mio carattere. Delle volte magari devono essere più esigenti, sicuramente devo crescere. Ma le basi su cui voglio costruire la mia carriera da allenatore sono queste. Faccio prima di tutto dell'entusiasmo, la tolleranza i miei lavori. Mi piace, studio tanto: ma non scenderò mai a compromessi per queste cose".

 

La sua breve e già vincente carriera da coach
 

"Se mi avessero detto che ad oggi dopo 18/20 mesi avrei vinto una Coppa Italia, uno Scudetto e fatta una finale Scudetto con Brescia, avrei dato dell'ubriaco a chi me lo diceva. Me la godo, da allenatore arriveranno i momenti bui. E bisogna ricordarsi quelli belli per superarli".

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